Richard Rawlings: le auto della sua collezione, dalle Ford alle Ferrari Testarossa

Una Mustang del 1968 con appena 1.036 miglia e una Ferrari Testarossa in trasformazione, destinata ad avere sei ruote e circa 1.000 cavalli. Bastano questi due estremi per capire quanto il garage di Richard Rawlings vada oltre le muscle car americane e le hot rod associate al protagonista di Fast N’ Loud.
A mostrare questa varietà è una visita del Petersen Automotive Museum al Gas Monkey Garage di Dallas, raccontata in un episodio della serie YouTube Open Garage. Tra vetture conservate, progetti ancora da completare e ricordi personali, Rawlings accompagna il pubblico in una raccolta che non segue una sola direzione.
C’è però una distinzione importante: non tutte le auto presenti hanno lo stesso destino. Alcune appartengono alla sua collezione personale e sono destinate a restare; altre fanno parte dell’inventario e potrebbero essere vendute.
Le Ferrari da tenere e la Mustang tornata in regalo
Tra le vetture dalle quali Rawlings non intende separarsi figurano due Ferrari con motore V12 anteriore. La prima è una 599 GTB Fiorano nera del 2009, acquistata intorno al 2013. La seconda è una 812 GTS entrata più recentemente nella sua raccolta. Rawlings chiarisce che entrambe sono auto personali, non esemplari destinati all’attività di vendita.
Un posto particolare spetta anche alla replica della Mustang del 1968 apparsa nel film del 1999 The Thomas Crown Affair. La sua storia attraversa due momenti diversi: Rawlings la costruì nel 2007 per un cliente, che in seguito gliela regalò. È quindi una vettura legata anche a un ricordo personale, oltre che al riferimento cinematografico.
Un’altra Mustang del 1968 si distingue invece per il chilometraggio: appena 1.036 miglia. Rawlings la presenta come l’esemplare con il minor numero di miglia documentate al mondo. Secondo quanto racconta, questa Ford a sei cilindri conserva ancora gli pneumatici originali ed è accompagnata da un’ampia documentazione.
Le due Mustang occupano così spazi molto diversi nel racconto del garage: una per il percorso che l’ha riportata da chi l’aveva costruita, l’altra per le condizioni di conservazione descritte dal proprietario.
Due Testarossa autentiche, due trasformazioni radicali
Se le Ferrari V12 personali sono destinate a rimanere con Rawlings, le due Testarossa mostrate durante la visita attirano l’attenzione per ragioni completamente differenti. Entrambi i progetti partono da vere Ferrari Testarossa, ma ne cambiano profondamente la configurazione.
Il progetto a sei ruote prevede un V8 LT4 sovralimentato che, stando a Rawlings, sviluppa circa 1.000 cavalli. A trasmettere la potenza sono entrambi gli assi posteriori: il secondo asse non è dunque soltanto un elemento scenografico.
La lavorazione aveva inizialmente coinvolto alcuni collaboratori in Francia. Insoddisfatto dei risultati, Rawlings ha poi deciso di riportare il progetto all’interno di Gas Monkey. Il gruppo sta completando la vettura con sospensioni su misura, freni Wilwood e un abitacolo profondamente riprogettato.
L’altra Testarossa segue una strada ancora diversa: ha perso il tetto e il gruppo propulsore originale, sostituito da una propulsione elettrica. Anche la posizione di guida è cambiata, con il sedile del conducente collocato al centro.
Non è però una trasformazione già pronta per tornare in circolazione. Rawlings precisa che sono necessari ulteriori interventi prima di riportare su strada questa Ferrari elettrica e senza tetto.
Dal dragster stradale ai ricordi di Burt Reynolds
Il resto della visita conferma quanto sia difficile ricondurre il garage a una sola categoria. Accanto alle Ferrari e alle Ford compaiono una Lincoln Zephyr del 1939, rimasta in gran parte originale, un van del 1977 personalizzato a tema pirata e diverse hot rod tradizionali.
C’è anche un dragster a due posti. Rawlings afferma che il mezzo è immatricolato e assicurato per circolare sulle strade del Texas: un dettaglio che lo distingue dagli altri veicoli mostrati durante il tour.
Non sono soltanto le automobili a raccontare il proprietario. La visita lascia spazio ai ricordi della sua crescita nell’ambiente delle hot rod di Dallas e delle riprese con Burt Reynolds. Di quell’esperienza Rawlings conserva un cappello ricevuto in dono dall’attore, che mostra con orgoglio e considera uno degli oggetti a cui tiene di più.



