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Disabili e depressi devono essere indotti a morire?

Messaggio delle associazioni della pubblica agenda “sui tetti “ai parlamentari: “Chi vuole ottenere l’esito referendario bocciato dalla corte?”

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Qualcuno vuole ottenere l’esito referendario bocciato dalla corte? Se lo domandano in tema di fine vita le associazioni della pubblica agenda SUI TETTI che ai parlamentari chiedono di non abbandonare e far morire depressi e disabili.

Per questa ragione le oltre 70 associazioni del laicato cattolico che lo scorso 9 marzo 2022 presso l’Aula Magna della Pontificia Università dell’Angelicum in Roma avevano avanzato la Pubblica Agenda “Ditelo SUI TETTI (Mt. 10,27)”, l’hanno presentata ai parlmentari assieme a 55 proposte come concreto supporto a un dialogo sulle questioni ritenute prioritarie.

“Proprio perché crediamo in un confronto franco con tutte le forze parlamentari – hanno spiegato ni promotori – abbiamo subito chiesto di riaprire un dialogo nel merito di quanto deliberato dalla Camera dei deputati in materia di morte volontaria medicalmente assistita il 10 marzo scorso (AC 2 e altri), divenuto ora il disegno di legge del Senato n. 2553”. Perché, “al netto delle valutazioni di merito – si legge nella lettera – quanto votato è troppo lontano dai riferimenti costituzionali fissati dalla Consulta con le sentenze n. 242/19 e n. 50/2022”.

Dall’inizio del percorso legislativo – hanno illustrato come prima ragione della richiesta – sono state del tutto trascurate le cure palliative, che la sentenza 242/19 aveva invece definito diritti essenziali della persona e persino pre-requisito di ogni ipotizzato percorso di morte medicalmente assistita. “Durante l’iter nelle Commissioni – hanno aggiunto – è stato molto ampliato il perimetro descritto dalla Corte costituzionale nella stessa pronuncia 242: per chiedere la morte in un ospedale basterebbe una condizione clinica irreversibile, anche se la sentenza 50/22 esclude ci si possa riferire a situazioni di natura del tutto diversa dalle fasi terminali”. Così ponendo ai parlamentari una domanda che non può restare senza risposte: “Un disabile o un depresso devono dunque essere indotti a morire?”.

Secondo le associazioni il voto dell’aula di Montecitorio non solo ha reso molto facile l’accesso all’eutanasia modificando l’art. 3, comma 2, ma ha addirittura esplicitamente negato ogni ruolo alle condizioni sociali e familiari. In questo modo si favoriscono proprio quelle condizioni di abbandono e di solitudine che espressamente la sentenza n. 50/22 della Corte aveva chiesto di evitare, per non esporre specie le persone più deboli e vulnerabili a scelte estreme e irreparabili.

“Davvero pensiamo che attuare scelte di morte negli ospedali su persone colpite dalla depressione o disabili sia conforme a quel «quadro costituzionale, che guarda alla persona umana come a un valore in sé, e non come a un semplice mezzo per il soddisfacimento di interessi collettivi», come ancora ammonisce la sentenza 50 del 15 febbraio 22?”.

@L_Argomento

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