Vittorio Lauria, coindagato di Ciro Grillo, e i video gang-bang

Vittorio Lauria, coindagato di Ciro Grillo, e i video gang-bang

Nostra esclusiva: abbiamo trovato sul profilo Facebook di uno dei presunti stupratori di Porto Cervo un video in cui presagiva la scena

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Vittorio Lauria, coindagato di Ciro Grillo, e i video gang-band
Si rompe il fronte difensivo degli avvocati coinvolti nel caso di Ciro Grillo: il legale Paolo Costa, che fino a ieri difendeva uno dei quattro coindagati, il giovane Vittorio Lauria, ha rimesso l’incarico. Lo scontro sulla strategia di difesa tra l’avvocato e l’assistito è scoppiato dopo che Fabrizio Corona, dai domiciliari, ha intervistato al telefono Lauria, per la trasmissione Non è l’Arena di Giletti.

Il ragazzo confida che gli indagati sono stati interrogati «due volte». «La prima volta un mese dopo (il presunto stupro, ndr), la seconda tre settimane fa perché noi volevamo dare delle precisazioni».

Per esempio quella inerente un tabacchino: «Lei aveva detto che non c’era, invece, poi abbiamo trovato una foto e lei era in macchina con noi che siamo andati a prendere le sigarette in un posto vicino a un locale. Mi ricordo che lei aveva detto di non essere venuta e invece c’era una foto che è là con noi».

Capitolo relazioni attuali con Ciro Grillo. «Siamo amici da sempre, ci vediamo non tutti i giorni, ma ci vediamo». Corona avrebbe fornito a Lauria anche una serie di consigli, come ad esempio quello di rilasciare un’intervista a un giornale importante o partecipare a una trasmissione tv.

Il ragazzo avrebbe scartato con decisone queste ipotesi. Ma la sua chiacchierata con Corona avrebbe comunque incrinato definitivamente i suoi rapporti con l’avvocato Costa.

Più che altro dopo così tanto tempo (dallo scoppio dell’inchiesta, ndr) non se ne parlava più. E ora è riuscito tutto», prosegue Lauria, «perché ha fatto questa roba qua. Perché se fossimo stati io e gli altri miei due amici non conosciuti non sarebbe successo niente».

A questo punto Lauria prova a dare la sua spiegazione sul perché «Beppe» abbia fatto il video: «Secondo me, nel video, lui voleva specificare come siamo fatti noi, che siamo più dei coglioni, perché comunque le cose bisognava dirle ha detto quello che è successo».

Eppure: «La cosa che ha detto Beppe del video, la cosa degli otto giorni secondo me non ci stava dirlo .

Dire una roba del genere comunque, davanti poi chissà quanta gente ha visto ormai quel video lì contro una donna, non è giusto perché non c’ entra tanto quanto ha aspettato, ma la cosa è che l’ha fatto proprio senza senso».

Secondo l’accusa la ragazza è stata «costretta». I coindagati, in attesa di sapere nei prossimi giorni se saranno rinviati a giudizio o meno, non stanno gestendo la complessità dell’esposizione mediatica. Per superficialità, Lauria si è lasciato andare a dichiarazioni scivolosissime. Lauria nelle risposte date a La7 dice in sostanza che la ragazza sarebbe stata consenziente. Anche nel bere la contestata bottiglia di vodka.

Secondo la ricostruzione di Lauria, sarebbe stata «proprio lei che l’ha presa da sola e per sfida l’ha bevuta tutta, “gocciandola”, ma non era tanta, era un quarto di vodka lei per sfida ha detto “dai che ce la faccio” e se l’è bevuta.

E poi è andata a dire che io l’ho presa per la gola», ribatte Lauria. Che ammette così di aver capito che la ragazza fosse ubriaca, e confermando i rapporti sessuali consumati, si costituisce letteralmente di fronte alla giustizia. Consumare un rapporto con una ragazza palesemente ubriaca è, per la legge, il perfezionamento materiale dell’abuso sessuale con una persona non in grado di esprimere un giudizio obiettivo.

Vittorio Lauria non sarebbe però nuovo ad attenzioni verso il genere della pornografia “raped” che si indirizza in particolare verso i video violenti e le “gang bang”.

Nell’aprile del 2014 il ragazzo aveva pubblicato sul suo profilo Facebook un video dai contenuti espliciti, mai rimosso dal gestore, commentato con la sola parola “Minchia”, in cui si dava conto di un rapporto sessuale di gruppo in cui “la ragazza finisce in ospedale dopo che gli amici hanno fatto con forza”, ed un fermo immagine sulle mutande sfilate controvoglia alla povera malcapitata.

Praticamente una descrizione di quanto la vittima del presunto stupro ha denunciato di aver subito nel 2019, ma pubblicato con un post molto eloquente con cinque anni di anticipo. Il segno non solo di una mente pericolosamente incline alla sfera della violenza sessuale, ma anche di un mancato controllo delle famiglie, di un fallimento del sistema educativo nel suo complesso.
Vittorio Lauria, coindagato di Ciro Grillo, e i video gang-band

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