Se non moriremo di Covid, moriremo di altro.

Se non moriremo di Covid, moriremo di altro.

L’economia a picco e il Paese allo stremo, conseguenze di questo ennesimo lockdown

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Se non moriremo di Covid, moriremo di altro.

Forse ci stiamo ripetendo, ma nel caso così fosse questo ha poca importanza. Da qualche giorno la maggior parte delle regioni italiane vive in fascia rossa, una zona questa che tutti noi abbiamo purtroppo imparato a conoscere: negozi chiusi, aperti solo quelli con beni di prima necessità, bar e ristoranti spariti dai radar, parchi e giardini in alcuni comuni inaccessibili. Una nuova ondata pandemica ha fatto sì che queste misure divenissero necessarie, ma siamo sicuri che quella delle chiusure fosse l’unica strada possibile da percorrere?

Già prima della terza ondata, molti esercizi commerciali si erano dotati di misure di sicurezza per garantire in maniera regolata e sicura l’accesso dei propri clienti; i ristoratori ad esempio avevano speso del denaro per adeguare alle norme anti-Covid i loro locali, garantendo così lo svolgimento dei servizi di ristorazione offerti al pubblico. Queste nuove chiusure hanno azzerato questi sforzi e questi sacrifici, a tal punto che oggi sono andati perduti gli investimenti fatti in molti settori della nostra economia, primi fra tutti quelli di somministrazione di cibi e bevande.

Quanto stiamo dicendo potrebbe sembrare qualcosa di scontato; tuttavia crediamo che sia opportuno ripetere un concetto fondamentale: aprire in sicurezza poteva essere una soluzione alternativa alle attuali restrizioni, anche per far ripartire lentamente una economia allo stremo.

Ci auguriamo che presto si possa tornare in un bar o in un ristorante: la libertà resta un bene prezioso e noi stessi – per primi – dobbiamo prendercene cura.

Riaprire in sicurezza era una scelta saggia e in linea con il buon senso, le chiusure a pioggia no.

Se non moriremo di Covid, moriremo di altro.

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