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Ok, il Pd vince i ballottaggi. Ma cosa c’è oltre la destra?

Le scelte di Michetti e Sboarina dimostrano che manca una classe dirigente. Ma sui dem pende la spada di Damocle del m5s

GIORGIA MELONI POLITICO ENRICO LETTA POLITICO

Campo largo scomparso dalla rottura del M5s. Centro molto affollato e con pochi leader. Va bene che il centrodestra ha perso le amministrative soprattutto in città strategiche, come Verona, ma viene da chiedersi cosa ci sia oltre la destra, guardando alle prossime politiche.

Qui centrodestra

Da Michetti a Sboarina il passo è breve e c’era chi alla vigilia lo aveva ampiamente pronosticato: Fdi alterna buonissime performances quando si tratta di misurarsi con il volto e le idee di Giorgia Meloni con vista politiche, ma poi sui territori stenta. Lo dimostra la Puglia, un tempo feudo di Alleanza Nazionale, passata adesso a cedere città importanti ad un Pd che con il governatore Emiliano è tutt’altro che in salute.

E ancora, l’autogol di Verona certifica che manca un regista che, alla fine delle diatribe, decida i candidati migliori e li azzecchi. La situazione in atto in Sicilia non è inoltre semplice, mentre si iniziano a vedere interi gruppi dirigenti che si allontanano, magari puntando al civismo oppure guardando al centro nella speranza di trovare le regole politiche di ieri. Non è sufficiente invocare il criterio della militanza, adottato per contrastare quelle liste bloccate e calate dall’alto che scontentavano tutti: serve costruire una classe dirigente adeguata e candidare cavalli vincenti. Questo manca.

Qui centrosinistra

Il Pd ha vinto i ballottaggi, anche grazie agli errori del centrodestra, ma Enrico Letta ha capito che non sarà sufficiente al suo disegno generale, perché i dem hanno sulla testa la spada di Damocle del M5s. L’esperimento del campo largo non è stato vincente, perché non è riuscito ad unire idealmente (ed elettoralmente) quel fronte che va da ArticoloUno al progressismo liberale e cattolico del Nazareno: almeno fino ad ora. Per le elezioni del 2023 quindi occorrerà attrezzarsi con un’iniziativa diversa, anche (o soprattutto) per fermare l’emorragia di voti che dal M5s sta finendo dritta nelle braccia di Fdi.

A ciò potrebbe contribuire il centro, al momento perso in parecchi rivoli che faticano a trovare un punto fisso. Ma ciò non toglie che sia possibile un’inversione di tendenza se si palesasse un federatore, in grado come sta facendo Calenda di aggregare e offrire una proposta unitaria e facilmente identificabile all’elettorato.

Ma Letta ha capito anche un’altra cosa: al netto degli errori della destra e dei distinguo ideologici, ci sono i numeri di Fdi e Lega. Certo, potrebbero non bastare ad una democrazia parlamentare come quella italiana. Ma intanto sono numeri da podio.

@L_Argomento

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