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Innovazione

L’Italia a caccia di ricerca e sviluppo

Alla fine chi si impegna per ridurre il digital gap?

L’Italia a caccia di ricerca e sviluppo

L’Italia a caccia di ricerca e sviluppo
L’Italia non fa i compiti a casa e anzi è tra i paesi con il ranking di spesa per ricerca e sviluppo più basso dell’Ocse con una spesa dello 0,9% sul pil contro una media Ocse dell’1,7%.

Ad oggi il tasso di occupazione femminile è al 48,5% e cresce il distacco con la media europea.

Da 11,7 punti a 13,9, e la differenza nella quota di laureate è cresciuta da 9 a 11,4 punti. Sono dati non confortanti quelli emersi ed evidenziati dall’Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali: siamo gli ultimi in Europa per giovani laureati che, a distanza di tre anni dalla fine degli studi, hanno trovato lavoro: sono il 58,7%, rispetto al 93,1% di Malta, al 92,7% della Germania, al 75,7% della Francia, al 73% della Spagna (dati Eurostat 2020).

Il divario è aggravato dalla “diseguaglianza digitale”: di fronte a una copertura territoriale che potenzialmente consente all’88,9% delle famiglie di accedere a servizi Internet con velocità pari almeno a 30 mbps, solo il 37,2% possiede una corrispondente connessione (agcom). Al sud la quota di famiglie prive di pc o tablet supera il 40%, al centro-nord oscilla tra il 25 e il 35% (istat 2020) e quando ci sono gli strumenti manca la connessione!

Paragonando l’Europa ad una classe di 27 studenti, la Commissione europea, rimanderebbe l’alunna Italia che a fatica raggiunge il 25esimo posto tra i 27 paesi Ue per competenza digitale, produttività, competitività e mobilità economica.
L’Italia a caccia di ricerca e sviluppo

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