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Internazionale

La pace non si fa umiliando Mosca: la realpolitik di Draghi e le mosse Ue-Usa

Il premier italiano non ha parlato a Biden in quanto singolo soggetto, pur essendo adesso il presidente americano e l’uomo più potente, ma ha inteso parlare agli Usa come alleato di Italia e Ue

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Chi accusava grossolanamente Mario Draghi di aver svolto nella partita ucraina solo il ruolo di yes-man degli Usa, non solo non conosce l’ex numero uno della Bce, ma non ha compreso quali sono le reali prospettive europee sullo scenario bellico e post bellico.

Lo dimostrano, tra le altre cose, le pillole contenute nel ragionamento del premier italiano a Joe Biden: si apra una progettazione che va al di là del conflitto di oggi, nella consapevolezza che la pace non si fa umiliando l’avversario, in stretta sintonia con il discorso pronunciato da Emmanuel Macron qualche giorno fa a Strasburgo. Si scorge così il distendersi di una realpolitik che l’Europa non ha oggettivamente mai avuto così solida e lineare.

Draghi in Usa

Il premier italiano non ha parlato a Biden in quanto singolo soggetto, pur essendo adesso il presidente, ma ha inteso parlare agli Usa come alleato di Italia e Ue. La sintonia euroatlanica è tornata alla ribalta dopo gli svarioni dei governi Conte che avevano messo in discussione la postura di Roma sullo scacchiere internazionale.

Per cui quando Draghi osserva che “in Italia e in Europa le persone vogliono la fine di questi massacri, le persone si chiedono che cosa possiamo fare per portare la pace” tocca un nervo scoperto al di là dell’Oceano, dove il Congresso ha appena votato 40 miliardi di aiuti all’Ucraina sulla traccia di una guerra che sarà lunga. In sostanza Draghi pensa già al di là della guerra, immaginando gli scenari che si devono costruire già oggi se non si vorrà inseguire l’ennesima emergenza domani.

Il quadro

L’altra faccia della medaglia si chiama ritorsione e non solo alla voce gas. Mosca ha voluto avvisare Roma la scorsa settimana in occasione di un attacco contro i siti italiani. L’obiettivo è indebolire il sostegno di Palazzo Chigi all’Ucraina spaventando una intera comunità in un momento complesso per il vecchio continente, alle prese con la grana del gas. Se da un lato l’UE annuncia altri 500 milioni di euro per armi per l’Ucraina, dall’altro gli USA sostengono che i russi hanno rapito decine di migliaia di ucraini mentre Kiev nazionalizza le filiali delle banche russe.

Guerra per procura?

Anche in Italia, nel frattempo, sta prendendo piede la tesi che in fondo si tratti di una guerra per procura e che l’Europa dovrebbe, semplicemente, girare la testa dall’altra parte come se valori di fondo del calibro di libertà fondamentali, Stato di diritto, diritti umani universali che guidano dal 1946 e ancora guidano la politica estera e di sicurezza del nostro paese, siano una parentesi.

Se cambiano i valori di riferimento, cambiano allora le alleanze e i giudizi su chi aggredisce e chi è vittima. Sull’Ucraina sarebbe utile rileggere i patti ratificati dall’Urss, e poi dalla Russia, dal 1975 al 2008 sulla Sovranità e inviolabilità dei confini, sempre che non si consideri il ricorso alla forza come un atto legittimato dall’Onu.

@L_Argomento

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