La fine del trentennio del terrore giustizialista?

La fine del trentennio del terrore giustizialista?

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La fine del trentennio del terrore giustizialista?
Magari non ci sta da illudersi. Però il combinato disposto tra la perdita di credibilità della magistratura inquirente in Italia dopo le rivelazioni del libro di Luca Palamara e la sentenza d’appello in questo processo simbolo che verteva sulla trattativa tra stato e mafia potrebbe innescare quella luce per rischiarare le tenebre di un trentennio giustizialista. Vissuto pericolosamente.

Con la giustizia penale diventata strumento di lotta politica e con la discesa in campo degli stessi magistrati dell’accusa nell’agone politico. Dopo avere fato fuori Bettino Craxi e Giulio Andreotti, azzoppato Silvio Berlusconi e persino Matteo Renzi i nodi sono venuti al pettine: in questi 30 anni caratterizzati dalla crescita del paese, appunto pari a zero e dalla proliferazione del fungo populista, incarnato al meglio da Grillo e dal suo movimento, ma anche dalla trasformazione forcaiola dell’estrema destra, la crescita per il paese è stata pari a zero. I soldi non circolavano più.
Poi è arrivata anche la pandemia cinese del Covid19.

Che se da una parte ha dato il via alla cosiddetta tempesta perfetta, dall’altra ha suonato la fine della ricreazione per tutti coloro che su questo stato di cose pessimo e pazzesco per il Paese avevano costruito la propria fortuna editoriale, politica e – perché no? – di carriera in magistratura. Come scriveva proprio Palamara a quattro mani con l’attuale direttore di “libero” Alessandro Sallusti, “metti un pm spregiudicato e carrierista , due o tre fedeli agenti di polizia giudiziaria e un paio di giornalisti amici e rovesci l’intero Paese”. Molti hanno sottolineato che le vere carriere da separare erano proprio quelle dei pubblici ministeri da quelle dei giornalisti di pseudo inchiesta.

Poi… Poi è arrivata la dea Nemesi, quella greca della vendetta, ma di un tipo di vendetta che ha a che vedere con il karma taoista: il male che fai – al Paese – ti torna indietro. Con gli interessi.

E così anche i più puri sono stati epurati. Spesso dal caso fortuito. Come quello che ha fatto scoprire lo scandalo della amministrazione truffaldina dei beni sottratti alla mafia. 

O quello che ha coinvolto l’ex presidente della Confindustria siciliana che nel nome sempre del sacro verbo anti mafia si era costruito un impero finanziario e generosamente distribuiva finanziamenti a destra e a manca. A cominciare dai giornalisti corrivi.

Di giorno in giorno la goccia ha scavato la pietra delle certezze assolute e anche il Quisque de populo” si è reso conto di “che lacrime grondassero e di che sangue” le carriere di questi super-eroi della lotta a mafia, corruzione e quant’altro. Poi sono arrivate anche le sentenze a riscrivere tutta un’altra storia.

E adesso i sei referendum sulla giustizia raccolti dal Partito radicale insieme alla Lega di Salvini aspettano al varco i nostalgici del terrore giacobino giustizialista. Solo i milioni di firme raccolte – e senza la firma digitale – sono già un atto di accusa contro coloro che sule malefatte della “casta politica”, quelle vere e quelle ipotizzate, ci avevano costruito la propria immeritata fortuna editoriale e politica.

La gente comincia a capire il detto “beato il Paese che non ha bisogno di (super) eroi”.
E sempre la dea Nemesi fa sì che si possa parlare di Berlusconi al Quirinale come di una delle tante possibilità del dopo Mattarella. Senza scandalizzarsi più di tanto nessuno.

E questo visto che i torti ricevuti dal Cav sopravanzano di gran lunga quelli di cui è accusato essersi macchiato nei confronti della società italiana.
Come finirà la guerra dei trenta anni tra magistratura e politica, per citare Matteo Renzi, non è dato sapere. Ma se ci sarà una pace di Westfalia a siglarla saranno i politici e non i magistrati e i loro amici nelle redazioni .

Quelli che hanno dettato legge per trenta anni dovranno cortesemente mettersi da parte.
O “fare un passo di lato”, per usare lo slang del loro sodale Beppe Grillo.
La fine del trentennio del terrore giustizialista?

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