Centrodestra: Se stiamo insieme ci sarà un perchè

Centrodestra: Se stiamo insieme ci sarà un perchè

Unità del centrodestra, la crisi è dietro l’angolo se non si ascoltano gli elettori

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Centrodestra: Se stiamo insieme ci sarà un perchè
Da giorni commentatori ed osservatori nazionali sono centrati tutti sulla presunta disunità del centrodestra. Lega e Forza Italia da un lato e Fratelli d’Italia all’opposizione.

Uno schema questo che pare non piacere ai più, soprattutto a chi sperava nella costituzione di un governo – quello guidato da Mario Draghi – senza un “controcanto” rappresentato oggi da Giorgia Meloni. La leader di Fdi continua a smarcarsi dagli alleati della coalizione, basta vedere cosa è accaduto circa il mantenimento della misura del coprifuoco e sulla mozione di sfiducia al ministro Speranza.

Il numero due di Forza Italia Antonio Tajani rivendica per il suo partito le timide riaperture di fine aprile-inizio maggio, lasciando intendere a Salvini che la Lega ha contribuito in tutto questo in piccolissima parte.

Dal canto suo il leader del Carroccio si intesta la vittoria dei primi segnali di ritorno alla vita normale, continuando a mostrarsi fiducioso circa la ripresa economica del Paese.

Se queste sono le premesse, non c’è da stare sereni. In passato infatti, il principio della disunità era appannaggio del centro sinistra – e lo è ancora -; abbiamo poi visto che anche in casa M5S sanno dividersi che è una meraviglia.

Ed ora il centrodestra che fa? Getta all’aria l’occasione storica di unirsi davvero in una coalizione ben strutturata perché Tajani e Salvini strizzano l’occhio agli avversari di una vita? Sarebbe meglio evitare tutto ciò.

Va detto comunque che in un contesto di coalizione, le differenze tra partiti aderenti non sono da demonizzare, anzi. La valorizzazione delle diversità è da considerarsi un valore aggiunto che può apportare risorse nuove ed elementi su cui poter confrontarsi.

Così come stanno oggi le cose, con Meloni all’opposizione e gli altri alleati a sostegno di Draghi, non si può andare di certo lontano, anche se – va detto – il contesto locale e regionale va valutato in maniera diversa dal dato nazionale.

Certo, nei prossimi mesi si capirà qualcosa in più circa il futuro di questa coalizione; sta di fatto che il centrodestra non può farsi sordo alle richieste pressanti di una fetta del Paese che, a ben vedere e stando a quanto dicono i sondaggi, rappresenta la maggior parte dell’elettorato italiano. Il popolo dei moderati e di tutti coloro che non si riconoscono nelle idee della sinistra ha bisogno di una guida e – perché no – di più guide, di più punti di riferimento. Continuare a dividersi un po’ su tutto non porta da nessuna parte.

Si riscopra dunque lo spirito di coalizione, uno spirito autentico, in grado di unire e federare davvero, dove federare non vuol dire annullare le varie diversità esistenti ma cercare di valorizzare le differenze che di fatto ci sono.

Solo così Meloni, Tajani e Salvini potranno tornare a dialogare con quella larga fetta di elettorato che li sostiene regolarmente e che vuole l’unità della coalizione. Bisogna sempre ascoltare la base territoriale, pena la perdita di appeal e di voti.
Centrodestra: Se stiamo insieme ci sarà un perchè

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