Fuoristrada: cosa serve oltre alla trazione integrale sui percorsi più difficili
Dalle gomme alle comunicazioni, cosa preparare per il fuoristrada difficile: controlli, scorte e compagni contano quanto la trazione integrale.
Quattro ruote motrici possono aiutare a partire su un fondo poco compatto. Non bastano, però, a superare rocce, solchi profondi o un guasto lontano dai soccorsi. Nel fuoristrada più impegnativo, altezza da terra, pneumatici, attrezzatura e compagni di viaggio contano quanto la trasmissione.
Lo mostra il caso di una persona finita in difficoltà mentre affrontava da sola il Black Bear Pass, in Colorado, con una Kia Telluride. Il percorso ha una difficoltà valutata in 7 su 10 e comprende diversi passaggi che richiedono qualcuno a terra per guidare le manovre. Avere un crossover a trazione integrale non equivale a disporre di un mezzo preparato per quel terreno.
La prima scelta riguarda i compagni di viaggio
Prima ancora dell’equipaggiamento, c’è una regola: non affrontare da soli un’uscita in fuoristrada. La presenza di altre persone permette di ragionare insieme quando qualcosa non funziona e di mettere in comune strumenti e scorte.
Un secondo veicolo può liberare un mezzo bloccato, trasportare acqua aggiuntiva oppure raggiungere i soccorsi mentre qualcuno rimane sul posto. Su un tracciato impegnativo, partire senza questa possibilità riduce drasticamente il margine per gestire gli imprevisti.
Il programma va inoltre condiviso con un amico o un familiare, indicando itinerario e orario previsto per il rientro. Come ultima precauzione, un foglio lasciato al finestrino con percorso, destinazione e durata dell’uscita può fornire indicazioni a chi dovesse avviare le ricerche.
Il mezzo giusto si riconosce anche da ciò che ha sotto
Per raggiungere zone remote su percorsi accidentati servono spesso quattro ruote motrici abbinate a una buona altezza da terra. Dove un veicolo rialzato riesce a passare, un crossover basso può strisciare su pietre e solchi, fino a riportare danni.
Jeep, camionette a quattro ruote motrici e SUV con caratteristiche paragonabili rappresentano quindi una base sensata per questo tipo di utilizzo. La scelta deve partire dalle reali capacità del mezzo rispetto al percorso, non dal marchio sul cofano.
Gli pneumatici sono altrettanto decisivi. Le gomme devono essere adatte al fondo previsto: sabbia, fango e neve pongono esigenze che non si risolvono con la sola trazione integrale. Prima di lasciare l’asfalto bisogna verificare di avere coperture pensate per strade dissestate, impiego fuoristradistico o condizioni invernali, secondo ciò che si incontrerà.
I controlli da fare prima della partenza
Una componente debole è meglio scoprirla a casa che lontano da ogni assistenza. La batteria va testata: se si scarica in un’area isolata, l’impossibilità di riavviare il mezzo diventa un rischio serio.
Occorre controllare e rabboccare tutti i liquidi, compresi quelli di freni, radiatore, trasmissione e servosterzo, oltre all’olio motore. Vanno verificati anche pressione e battistrada degli pneumatici, funzionamento dei tergicristalli, fari, fanali posteriori, indicatori di direzione e luci di emergenza.
L’illuminazione merita particolare attenzione. Quando un problema si prolunga oltre il tramonto, avere tutte le luci funzionanti è importante, ma serve anche un piano per gestire gli spostamenti al buio.
Scorte e recupero: prepararsi a restare fermi
L’attrezzatura dovrebbe rispondere agli inconvenienti più probabili. Lynn R. Blamires indica tra gli elementi da non dimenticare una cinghia da traino di 20 piedi. Per liberare un veicolo impantanato considera ancora più efficace una corda cinetica della stessa lunghezza, la cui elasticità aiuta il recupero.
Non possono mancare acqua in abbondanza e cibo, con una buona scorta di snack. Bisogna ricordarsene anche quando si lascia il veicolo per proseguire l’escursione: allontanarsi dal mezzo significa allontanarsi dalle provviste rimaste a bordo.
Per illuminare, una lampada frontale offre un vantaggio rispetto a una torcia: lascia libere le mani mentre si lavora sul mezzo. È utile anche quando bisogna fissare i veicoli a un rimorchio di notte.
Prima di partire va chiarita anche la copertura assicurativa. L’assistenza stradale ordinaria spesso non comprende gli interventi nelle località remote, mentre alcune compagnie non la offrono o propongono soltanto servizi essenziali. Una telefonata permette di verificare i limiti della propria polizza. Il recupero può essere costoso: Blamires racconta di aver pagato 250 dollari per essere trainato fuori dopo essere rimasto bloccato sulla neve.
Telefono e GPS non risolvono ogni difficoltà
Nelle zone isolate il segnale cellulare può essere debole o assente. Per questo il telefono non dovrebbe essere l’unico strumento di comunicazione: una radio CB, un telefono satellitare o un altro trasmettitore adatto possono offrire un supporto importante.
L’esperienza del gruppo di Blamires nel San Rafael Swell mostra però che conoscere la propria posizione non basta. Avevano mappe, GPS e copertura telefonica, e sapevano dove si trovavano. Durante il ritorno, con la luce in diminuzione, imboccarono tuttavia un sentiero sconosciuto.
Al buio i fari non illuminavano abbastanza il terreno irregolare per individuare una via d’uscita. Il gruppo accese un fuoco e aspettò il mattino, anziché continuare senza visibilità sufficiente. Le scorte di snack si ridussero al punto da dover condividere caramelle gommose durante l’attesa.
Con ATV e altri mezzi off-highway, attenzione ai rischi specifici
Ribaltamenti, collisioni ed espulsione degli occupanti sono tra i pericoli richiamati dalla CPSC per gli ATV. Il rapporto citato dell’agenzia conta 2.448 decessi associati ai veicoli OHV negli Stati Uniti tra il 2018 e il 2020; gli ATV erano coinvolti in oltre due terzi dei casi.
Le raccomandazioni comprendono formazione pratica con un istruttore qualificato, casco e protezioni sempre indossati, nessun passeggero oltre i posti disponibili e modelli giovanili adeguati all’età per chi ha meno di 16 anni. La maggior parte degli OHV è progettata per una sola persona. L’alcol va escluso.
Preparare un’uscita significa dunque prevedere anche ciò che potrebbe interromperla: il terreno da affrontare, un mezzo fermo, il buio e l’attesa degli aiuti. La trazione integrale è soltanto una parte di questa preparazione.

Giusto ricordare che altezza da terra e gomme adatte fanno davvero la differenza. E prima di partire, controllare bene il percorso dovrebbe essere la regola.
La trazione integrale aiuta, ma non trasforma ogni percorso in una passeggiata. Affrontare certi passaggi da soli mi sembra un rischio evitabile.