Chi era Pierina Buffon: cosa è successo a Cassano Magnago

Pierina Buffon, 69 anni, è morta nel frontale con l’auto dell’ex a Cassano Magnago. Le diffide, la denuncia e gli accertamenti sul Gps.

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Pierina Buffon aveva 69 anni e, prima di morire nello scontro con l’auto dell’ex compagno, aveva chiesto più volte di essere lasciata in pace. Due diffide, poi una denuncia: nei mesi precedenti al frontale sulla tangenziale di Cassano Magnago, la donna aveva cercato di fermare comportamenti che la spaventavano. Ora la sua morte è al centro di un’inchiesta per femminicidio e omicidio volontario aggravato dai futili motivi.

Alla guida dell’altra vettura c’era Fulvio Ielmini, 73 anni, che respinge l’ipotesi di un gesto intenzionale. Gli investigatori stanno ricostruendo quanto accaduto e verificando se l’uomo potesse conoscere gli spostamenti dell’ex compagna attraverso un dispositivo satellitare.

Chi era Pierina Buffon e perché aveva denunciato l’ex

Pierina abitava in via Venegoni, a Cassano Magnago, in provincia di Varese. La sua relazione con Ielmini, ex commerciante di frutta e verdura, era durata otto anni e si era conclusa nel maggio precedente alla tragedia. L’uomo viveva a circa 300 metri dalla sua abitazione.

Dopo la separazione erano arrivati fiori e ripetuti tentativi di ricominciare il rapporto. A questi erano seguiti insulti, minacce e condotte persecutorie. Pierina, infastidita e impaurita, si era rivolta all’avvocata Cinzia Botta per chiedere che quelle pressioni cessassero.

Tra agosto e settembre, attraverso la legale, aveva fatto inviare due diffide: chiedeva a Ielmini di interrompere le persecuzioni e di non avvicinarsi più a casa sua. Gli interventi non avevano ottenuto il risultato sperato. Più recentemente, la donna aveva quindi presentato una denuncia, arrivata alla Procura di Busto Arsizio.

Il frontale sulla tangenziale e la versione di Ielmini

Venerdì Pierina era al volante di una Dacia Sandero quando si è verificato lo scontro con la Jaguar guidata dall’ex compagno. La donna è morta. Ielmini ha riportato fratture alle gambe ed è stato ricoverato all’ospedale di Varese, dove si trova piantonato.

L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che il settantatreenne abbia usato la propria vettura, lanciata a 140 chilometri orari, per uccidere Pierina. Nella ricostruzione investigativa viene considerata anche la possibilità che intendesse togliersi la vita. Si tratta di ipotesi da verificare, contestate dalla difesa.

Nel colloquio con il suo avvocato, Angelo Luini, Ielmini ha continuato a descrivere l’accaduto come un incidente stradale. Secondo la sua versione, il coinvolgimento dell’auto dell’ex compagna sarebbe stato casuale: ha riferito di essersi trovato davanti un ostacolo e di non ricordare ciò che è successo dopo.

Perché il Gps è al centro degli accertamenti

A coordinare il lavoro dei carabinieri è il pubblico ministero di Busto Arsizio Massimo De Filippo. Uno dei punti dell’indagine riguarda la possibilità che gli spostamenti della Dacia fossero controllati di nascosto. Dopo la morte della madre, i figli hanno raccontato agli investigatori di aver trovato in passato un rilevatore Gps nell’auto.

Un dispositivo satellitare è stato inoltre trovato e sequestrato nell’abitazione di Ielmini. Sarà esaminato dai consulenti della Procura insieme ad altro materiale informatico, tra cui smartphone, computer e tablet. Gli accertamenti dovranno chiarire gli elementi legati al possibile tracciamento della vettura.

Il sospetto è che l’uomo abbia seguito i movimenti dell’ex compagna prima dello schianto. Se questa ricostruzione trovasse riscontri solidi, potrebbe essere contestata anche la premeditazione, con il rischio di una condanna all’ergastolo. Il ritrovamento del dispositivo resta dunque un elemento da approfondire, non una conclusione già raggiunta.

Durante la perquisizione sono stati sequestrati anche fotografie e scritti dell’indagato. In quelle pagine Ielmini descriveva l’intensità del proprio sentimento per Pierina e ricordava gli otto anni trascorsi insieme come il periodo più felice.

Le obiezioni della difesa e le richieste dei familiari

L’avvocato Luini contesta che l’eventuale presenza di un Gps possa essere attribuita automaticamente al suo assistito. Dal decreto di perquisizione, osserva il difensore, risulta che la Dacia fosse intestata a due figli della vittima. Per la difesa occorre stabilire chi utilizzasse effettivamente l’auto e se il dispositivo potesse essere stato installato da altre persone, per ragioni differenti.

Ielmini sostiene di non conoscere il funzionamento di un Gps. Il suo legale ha inoltre annunciato l’intenzione di chiedere una perizia psichiatrica.

Sul fronte dei familiari, l’avvocata Botta ha comunicato che già venerdì era stata depositata in Procura una memoria con gli elementi ritenuti da approfondire. Insieme alla collega Usuelli, seguirà gli sviluppi della vicenda per chiarire le circostanze della morte di Pierina e accertare le eventuali responsabilità.

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2 commenti
  1. Davide · 20/10/2026 · 3:31 PM

    Due diffide e una denuncia dovrebbero essere prese molto sul serio, senza aspettare che succeda qualcosa di irreparabile. Servono strumenti efficaci per proteggere chi segnala di avere paura.

  2. Lorenzo · 20/10/2026 · 3:28 PM

    Una vicenda terribile, soprattutto pensando che Pierina aveva chiesto aiuto e di essere lasciata in pace. Spero che l’inchiesta chiarisca ogni responsabilità e che si capisca cosa non ha funzionato.

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