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Politica

Verso le amministrative: Palermo al voto, chi dopo Orlando?

LEOLUCA ORLANDO SINDACO PALERMO

“La mia stagione di sindaco è finita. Ma non è finita né la mia stagione né quella dei sindaci” ha detto Leoluca Orlando. Nel frattempo a Palermo la politica si interroga sul futuro della città, tra vecchi e nuovi problemi e con lo spettro di un’astensionismo del 50%.

Gli anni di Orlando

Un’esperienza lunga, che secondo il Sindaco uscente ha lasciato un segno tangibile di rinnovamento nella cultura e nella società palermitana e siciliana. “In questi anni ho attraversato la merda e l’oro di Palermo.” Non usa mezzi termini Orlando, figura amata ma anche molto criticata dai cittadini di Palermo e dagli esponenti politici avversari, ma anche ‘amici’. Per rispondere alle polemiche che si sono succedute nei vari confronti tra i suoi futuri successori, in un’intervista a Il Sole 24 Ore del 14 aprile scorso, rivela la sua più grande preoccupazione: “La mia preoccupazione è che vada al governo un blocco sociale sostenuto dai mafiosi parassitari. I parassitari fanno fondi immobiliari e non li prendi.” Orlando, infatti, continua a rimarcare la sua grande operazione di pulizia culturale e sociale che ha portato avanti negli anni. E sulle critiche che dai consiglieri comunali sono arrivate sul tema del bilancio, ha affermato di potersi rimprovera solo una cosa: “di non aver fatto troppi debiti e avere tenuto i conti del Comune in ordine. Con i criteri che ci sono ci avrebbero dato più soldi”.

La corsa per Palazzo delle Aquile

La città di Palermo, dopo i due anni di pandemia, arriva al voto con tante questioni ancora aperte: la raccolta e la gestione dei rifiuti; il traffico, la viabilità e il trasporto pubblico locale;  lavoro, occupazione e decoro urbano; pulizia e sicurezza; tessuto economico in crisi. Tutti temi su cui i connubbi tra mafia e politica possono sempre incamerarsi.

In un sondaggio realizzato da Pagnoncelli per il Corriere della Sera, sarebbe solo due punti e mezzo a distaccare il candidato sindaco del centrosinistra, Franco Miceli, dall’aspirante primo cittadino del centrodestra, il favorito Roberto Lagalla. Ma quello che emerge più forte è che un cittadino su due dichiara di non voler votare: un’astensione del 50% è un dato che non può lasciare indifferente alcuna forza politica e che riflette da un lato lo stato di disaffezione ormai crescente nei confronti degli amministratori e una mancanza di fiducia nel ruolo della politica e nella sua capacità di saper dare risposte vive e concrete ai tanti problemi dei cittadini.

Acque agitate

Ultimo fronte polemico sulle elezioni di Palermo, la questione che ha riguardato Lagalla e Maria Falcone, in occasione del trentennale della morte di Giovanni Falcone. Il candidato sindaco, per mitigare le accuse di essere emanazione della corrente di Cuffaro e Dell’Utri, in un post sui social aveva dichiarato l’appoggio della sorella del magistrato ucciso. Maria Falcone ha così rettificato: “Al di là delle qualità personali dei singoli candidati, qui si pone una questione di principio: la politica non deve dare il minimo sospetto di relazioni con la mafia”, invitando Lagalla a reagire con più fermezza rispetto alle accuse ricevute.

Al candidato, che ha scelto di non partecipare alle commemorazioni per Falcone, per evitare di ricevere accuse che ritiene infondate e pregiudizievoli, è arrivato l’appoggio di Totò Cuffaro, ex Sindaco di Palermo e di cui Lagalla è stato Assessore. In un’intervista a La Stampa ha detto tra l’altro, a proposito della scelta di FI di convergere sul nome: “Dell’Utri non è protagonista di niente. Ha solo detto una banalità, che è il candidato migliore. E a differenza di me, non ha peso elettorale”. E poi ha aggiunto rispondendo ad una domanda sul problema della mafia: “Ai palermitani interessano traffico, rifiuti e 1200 bare accatastate da un anno e mezzo senza degna sepoltura.”

Le aspirazioni di civismo

L’ex rettore dell’Università degli Studi di Palermo ha più volte ribadito che la sua candidatura ha base in un “civismo operoso” e lontano da certi ambienti. Civismo che si manifesta con una lista di diretta emanazione del candidato, in cui sono confluiti anche esponenti della passata giunta di Orlando, critici del suo operato, come ad esempio gli esponenti di Italia Viva.

Anche Miceli, candidato del centrosinistra, ha fortemente rivendicato il radicamento civico della sua lista: “Persone che compongono il tessuto sociale, produttivo e culturale della città di Palermo, rappresentano i mondi dell’attivismo, dell’arte, dell’impresa e dell’innovazione.”

Con il rischio di un 50% di astensionismo, sarà importante capire come si declineranno davvero tali aspirazioni,

@L_Argomento

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