Uno, nessuno e centomila: Democratici in cerca d’autore

Uno, nessuno e centomila: Democratici in cerca d’autore

La crisi che ha travolto il Pd con le dimissioni di Zingaretti è lontana dal trovare soluzioni

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Uno, nessuno e centomila: Democratici in cerca d’autore.
Come in un dramma pirandelliano il Pd oggi è uno, non è nessuno e dunque sono centomila. La nave è senza timoniere e la tempesta incombe. Il pressing su Enrico Letta c’è ed è forte ma la partita è tutt’altro che chiusa. Tanto che, se l’ex premier non dovesse accettare di fare il segretario Pd e i dem si ritrovassero ancora senza un nome condiviso, non è escluso si arrivi a un rinvio dell’assemblea nazionale prevista per domenica.

Le trattative sono in corso. In tanti dentro il partito sono convinti che l’ex vice di Pier Luigi Bersani sarebbe la figura giusta per ‘salvare’ il Pd in questa fase. Letta, da fondatore e ‘democratico insospettabile’, non è immune al forcing e, nonostante le prime smentite, non ha chiuso la porta.

E’ a lavoro a Parigi, alle prese e riunioni e impegni legati al suo ruolo a Sciences Po. Chi lo ha sentito lo definisce molto attento e sensibile alla difficile situazione che vive il Pd. La grande preoccupazione dell’ex premier riguarderebbe sia la crisi del partito ma anche quella del Paese, provato dalla pandemia e dall’emergenza economica e sociale.

Se il Pd, che è il partito delle istituzioni, va in crisi  – è il ragionamento – chi ha contribuito alla sua fondazione non può che essere preoccupato.

Per capire quel che Letta pensa dello stato attuale del Pd basta scorrere la sua timeline Twitter fino al 5 marzo scorso. All’indomani delle dimissioni di Nicola Zingaretti da segretario, l’ex premier rilancia sui social una vignetta di Ellekappa.

“Nel Pd tutti dispiaciuti per le dimissioni di Zingaretti. Ci tenevano a farlo fuori loro”, recita il dialogo, amaro, tra i due personaggi. L’ex vicesegretario dem commenta con un emoticon triste, testimoniando il “grande rispetto” sempre avuto verso il segretario.

Adesso la spaccatura interna viene come fotografata dalle telefonate che arrivano da Roma. Non c’è una voce unica, e anche dentro le correnti spesso non c’è un unico interlocutore con cui confrontarsi. Il partito è diviso, balcanizzato ed è difficile per chi – nonostante tutto, dall’ ‘Enrico stai sereno’ pronunciato da Matteo Renzi in poi – non ha mai stracciato la tessera Dem restare ‘distante’.

Letta ha dalla sua di aver mantenuto buoni rapporti con tutti in questi mesi, ma un suo impegno presupporrebbe, se non delle vere e proprie condizioni, almeno un’assunzione di responsabilità collettiva. Secondo chi segue le trattative, l’ex premier avrebbe chiesto unità, una vera moratoria sulle polemiche.

Di più. Avrebbe chiesto rassicurazioni anche sulla durata del suo mandato. “A Parigi ha la sua vita, un lavoro vero, un capo – sottolinea chi gli sta vicino – E poi ha un profilo internazionale, continua il suo impegno politico attraverso la scuola di politiche”.

La sintesi  che si fa in Parlamento è meno romantica ma efficace: “Non mollerebbe tutto per qualche mese, accetterebbe solo se ci fosse l’impegno di tutti a non bombardare il quartier generale fino al 2023, la scadenza naturale del mandato”.

Non tutti, però, sono d’accordo. Se, infatti, Letta avrebbe già ricevuto l’ok di Zingaretti, Franceschini e Orlando, da Base riformista trapela qualche distinguo. “Il tema non è il nome. Per noi il tema è che dopo le amministrative, se la pandemia lo consente, si faccia il congresso.

Come ha sempre fatto il Pd per scegliere il segretario”, viene fatto filtrare. La linea è condivisa anche da Stefano Bonaccini, che per i bookmakers correrà da segretario alle prossime primarie (“vedremo”, prende tempo lui).

“Trovare un accordo tra correnti è obbligatorio, Letta è sicuramente una figura autorevole”, dice, sperando però che il congresso “non sia troppo lontano e si faccia nei tempi dovuti” perché il Pd ha bisogno di fare “una discussione seria e serena”.

Agli uomini vicini a Zingaretti Letta non dispiace. “È forte e antirenziano, la parte che ha fatto casino sin qui, i vari Bonaccini, Marcucci, Gori, Nardella con lui sono fuori dai giochi. Ha anche un ottimo rapporto con Nicola e si è sempre espresso a favore delle alleanze coi 5Stelle. Sarebbe il colpo del cartoccio, altro che mossa del cavallo”.  Anche se ancora sul tavolo restano diversi nomi. Forse ‘inflazionati’ quelli di Roberta Pinotti e Piero Fassino. Improbabile quello di Roberto Gualtieri.

Una “forzatura” la candidatura di Enzo Amendola, che pure non sarebbe dispiaciuta a Zingaretti e Orlando. La dead line, comunque, resta fissata per domenica. La presidente dem Valentina Cuppi ha convocato l’assemblea, da remoto, in un solo giorno ma le difficoltà – tecniche e politiche – non mancano e potrebbe slittare.

Uno, nessuno e centomila: Democratici in cerca d’autore.

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