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Senza rischi, la partita nel Mediterraneo non si vince. Il consiglio all’Italia di De Giorgi

L’ammiraglio, già capo di stato maggiore della Marina Militare dal 2013 al 2016: “Con Draghi l’Italia è rientrata in gioco soprattutto a livello diplomatico, a partire da un rapporto rinvigorito con Francia e Usa. Certamente non sarebbe realistico immaginare che l’Italia riesca riconquistare il terreno perduto in Libia”

l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi
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Senza responsabilità maggiori, con i conseguenti rischi e responsabilità politiche, l’Italia difficilmente giocherà la partita geopolitica nel Mediterraneo. Lo dice a L’Argomento l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, già capo di stato maggiore della Marina Militare dal 2013 al 2016, che analizza il dossier energetico e gli sviluppi linternazionali egati al terzetto di super players Usa, Russia e Cina.

L’ultimo rapporto del Copasir lancia l’allarme sull’approvvigionamento energetico: l’Italia cosa rischia in concreto?

Il rischio è l’aumento del costo soprattutto del gas. Bisognerà vedere se gli Stati Uniti riusciranno a rendere disponibili quantitativi di gas sufficienti per compensare l’eventuale riduzione nelle forniture russe.

Anche alla luce delle direttive Ue, il gas da ricercare nei nostri mari basterà a diversificare?

In Mediterraneo vi sono giacimenti di grandissima potenzialità, alcuni dei quali scoperti dall’ENI. Il problema è che la loro valorizzazione richiede tempo e non è detto che la loro produttività possa compensare minori forniture di gas di origine russa nel breve termine.

Quanto incide la BRI sull’evoluzione della situazione in Kazakistan?

L’intervento russo in Kazakistan, qualora come sembra dovesse riuscire a stabilizzare la situazione, non ritengo possa essere di ostacolo alla cosiddetta Belt Road Initiative di Pechino (BRI). Senza il benestare e la collaborazione di Mosca, il coinvolgimento delle ex Repubbliche Sovietiche asiatiche nella BRI non sarebbe realisticamente fattibile, considerato anche che la Russia stessa è interessata a far parte del grandioso progetto cinese, sia per i vantaggi economici ad esso connessi, sia per poterlo controllare nei territori sotto la propria influenza.

Il gasdotto Nord Stream 2 verrà bloccato dalla nuova iniziativa del congresso Usa?

Il Nord Stream 2 è sempre stato inviso agli Stati Uniti in quanto aumenta la dipendenza europea e tedesca in particolare dalle forniture di gas naturale russo. Per contro, la Germania ha sempre sostenuto il progetto inquadrandolo non solo nell’ambito dei suoi interessi economici, ma anche come strumento per favorire un rapporto di partenariato privilegiato con la Russia. Certo molto dipenderà dalle mosse di Putin nei confronti dell’Ucraina.

Perché gli Usa sembrano volersi defilare dal gasdotto Eastmed? Un assist alla Turchia?

Non credo che gli Stati Uniti intendano interferire con la realizzazione del gasdotto Eastmed, visto che fra i maggiori beneficiari vi sono lo stato di Israele e la Grecia. Il primo, alleato storico fondamentale per gli Stati Uniti in Medio Oriente, anche in chiave anti-iraniana, il secondo, sempre più importante come alleato in Mediterraneo orientale, a fronte della minor docilità della Turchia di Erdogan rispetto agli interessi USA. E’ possibile che vi siano degli ondeggiamenti nella politica americana rispetto al tema, dovuti soprattutto a fattori di politica interna, ma alla fine credo che il gasdotto si farà.

Libia e Siria vedono l’Italia in seconda fila: come potrà cambiare qualcosa nella geopolitica mediterranea?

Con il Premier Draghi l’Italia è rientrata in gioco soprattutto a livello diplomatico, a partire da un rapporto rinvigorito con la Francia e con gli Stati Uniti. Certamente non sarebbe realistico immaginare che l’Italia riesca riconquistare il terreno perduto in Libia (in Siria non siamo mai stati realmente in partita) vista la ormai consolidata presenza militare rurca e russa. Forse proprio dalla Russia potrebbe arrivare qualche assist utile, nel caso in cui l’Italia riuscisse ad assumere effettivamente un ruolo di mediazione fra USA e Russia nei prossimi mesi, anche e soprattutto in merito alla questione Ucraina. E’ evidente tuttavia che per contare di più in Mediterraneo l’Italia dovrebbe essere pronta ad assumere responsabilità maggiori, con i conseguenti rischi e responsabilità politiche. Molto dipenderà anche dalle elezioni presidenziali in Italia, il cui esito potrebbe mettere in discussione il grande recupero di credibilità ottenuto dall’Italia con l’arrivo del Premier Draghi.

@L_Argomento

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