Quando Vaime diceva: “C’è da scusarsi di essere colti”

Quando Vaime diceva: “C’è da scusarsi di essere colti”

Il regista Francesco Sala ricorda i suoi incontri di lavoro con il “rabdomante di storie”

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Quando Vaime diceva: “C’è da scusarsi di essere colti”
L’appuntamento era per le dieci. Un ufficio anonimo di Circonvallazione Clodia, quartiere Prati: un fabbricato triste, illuminato a neon accanto a villette Liberty con cancelli, giardini e un domestico in livrea che portava a spasso una coppia di levrieri a guinzaglio. Alcuni palazzi avevano le targhe in ottone di rinomati studi notarili.

Quello è un quartiere dove non si trova mai parcheggio ed Enrico Vaime arrivava puntuale in taxi. Gli occhiali a goccia con lenti fumé, una sciarpa blu annodata al collo, (la portava anche con la primavera inoltrata) e ahimè, la sigaretta in bocca.

Primo round. Caffè e giornali. Le notizie potevano servire a carburare idee, suggestioni, immagini ingenue, cialtrone, tenere, talvolta discretamente comiche che Vaime trovava come un rabdomante. La televisione era profondamente cambiata.

Una volta un direttore di un’emittente commerciale aveva confidato ai suoi autori che: “i programmi devono essere più brutti della pubblicità”. Il telecomando giudice unico si doveva soffermare sullo spot e non sul format che stavi scrivendo.

Enrico ed io avevamo un’altra idea. Il suo fluido televisivo veniva dal teatro, dal talento. Bisognava leggere di tutto non solo i dati auditel. Lui, con la battuta sempre pronta, arguta, non belligerante, mi diceva:

“Oggi le persone colte devono quasi chiedere scusa”. In Rai era entrato per concorso: “Ne prendevano uno democristiano, uno socialista, uno comunista e poi, uno bravo!”. Vaime parlava leggero con un’impercettibile sfumatura perugina che addolciva le fluenti boutade.

Perdere Enrico è perdere l’innocenza. I quiz, le canzonette, le macchiette, i comici e le spalle, le calze a rete delle ballerine, il Varietà è stato il cavallo di Troia di una tv che non è più tv. Un gioco al massacro, una pornografica espansione del dolore e non solo. Riusciremo a farci ancora quattro sane risate?

E lui con un sorrisetto all’angolo della bocca mi direbbe: “Coraggio, il meglio è passato!”
Quando Vaime diceva: “C’è da scusarsi di essere colti”

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