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Pnrr, transizione ecologica e logistica. Parla Messina (Assarmatori)

Intervista al presidente di Assoarmatori: “Siamo pronti a raccogliere la sfida che arriva dal nuovo impulso alla transizione energetica che arriva dall’UE, a condizione di non renderla una mera operazione mediatica o di farne uno slogan”

Pnrr, transizione ecologica e logistica. L’obiettivo è compiere un salto di qualità, dice a L’Argomento Stefano Messina, Presidente di Assarmatori (oltre che Presidente di Gruppo Messina SpA, Presidente di RoRo Italia SpA e Vice Presidente Esecutivo di Ignazio Messina & C. SpA), con l’auspicio di innescare una positiva reazione a catena in termini di occupazione e produzione industriale.

Come potrà impattare il Pnrr sul tema della logistica e delle prospettive commerciali italiane?

Potrà essere indubbiamente un elemento determinante nella ripresa del settore. Per quanto riguarda l’armamento, all’interno del PNRR sono previsti ad esempio 500 milioni di euro per il rinnovo delle flotte: 250 per nuove navi con propulsione a basso impatto ambientale e 250 per dotare le unità in costruzione di impianti che riducano i consumi. Dobbiamo concentrare queste risorse sugli interventi che consentano al sistema logistico e al trasporto di compiere un vero salto di qualità nella direzione dell’efficienza e della sostenibilità, fra cui occupano una posizione di primo piano le misure di incentivazione per il trasporto marittimo, che consentano di rinnovare la flotta, migliorandone le performance ambientali, e di innescare una positiva reazione a catena in termini di occupazione e produzione industriale.

La transizione ecologica è scevra da rischi? E come impedire che nel periodo cuscinetto ci siano dei “minus” per le imprese italiane?

Così come impostata, il nostro timore è che sia tutt’altro che scevra da rischi. Per capirne bene i contorni, occorre fare un passo indietro. Nel corso degli ultimi anni gli armatori hanno sempre fatto i ‘compiti a casa’ e talora anticipato gli obblighi derivanti dai regolamenti internazionali dettati dall’IMO (ovvero della massima autorità mondiale in materia di sicurezza e prevenzione dell’inquinamento nel trasporto marittimo). Lo hanno fatto per ridurre l’impronta carbonica, e ci sono riusciti: fra il 2008 e il 2018 il trasporto marittimo a livello globale è cresciuto del 40% e nello stesso periodo le emissioni totali di GHG sono invece diminuite del 7%.

Adesso?

Gli armatori sono pronti a raccogliere la sfida che arriva dal nuovo impulso alla transizione energetica che arriva dall’UE, della quale condividiamo lo slancio, anche quella del Fit for 55, a condizione di non renderla una mera operazione mediatica o di farne uno slogan. In sintesi: siamo disposti e impegnati a perseguire obiettivi che siano realizzabili ovvero frutto di tecnologie effettivamente disponibili. Quello che bisogna evitare è appunto che ci sia un periodo ‘cuscinetto’, neanche troppo limitato, in cui si impongano condizioni inattuabili. Occorre sostenere la ricerca tecnologica per individuare le soluzioni energetiche attivabili nel comparto, e avviare nei tempi più stretti la conseguente produzione su larga scala delle quantità di carburanti puliti necessarie per la nostra industria.

Tramite il gateway ferroviario a Gioia Tauro quali scenari si aprono non solo per la portualità italiana, ma per il business ad essa connesso?

Si tratta di un passo avanti cui guardiamo con grande interesse, per far sì che Gioia Tauro non sia ‘solo’ il principale hub di transhipment italiano, ma possa dire la sua anche nel traffico gateway. In questo senso, per una mera questione geografica, difficilmente potrà competere con altri scali italiani, soprattutto Genova e Trieste, ma può diventare un ulteriore punto di riferimento per il Centro-Sud Italia, che ne ha un gran bisogno per sviluppare i suoi asset logistici.

@L_Argomento

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