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Economia

Lavoro, Made in Italy, edilizia: le proposte di AEPI secondo Dinoi

Il Presidente di AEPI: “Raccogliere le firme è stato un modo per ritornare a parlare, per discutere e stare accanto anche ai nostri imprenditori, alla nostra classe dirigente e a quel mondo produttivo che nessuno più ascolta”

MINO DINOI PRESIDENTE AEPI

Ascoltare le istanze dei territori e delle categorie produttive, per offrire una risposta credibile e puntuale. Questa la premessa con cui la Confederazione AEPI (Associazioni Europee di Professionisti e Imprese) ha ideato tre proposte di legge di iniziativa popolare, depositate in Cassazione lo scorso 17 maggio, sui temi legati a lavoro, Made in Italy, edilizia. Il vertice di AEPI, Mino Dinoi, spiega a L’Argomento la bontà di questa iniziativa.

Stimolare la ripresa e salvaguardare il tessuto produttivo. Cosa vi ha mossi e soprattutto raccogliete le pulsioni di chi? Di un tessuto produttivo che magari fatica a essere ascoltato dalla politica?

Questa è in sostanza una risposta a una domanda che parte dal basso, da parte delle nostre microimprese, dei nostri imprenditori, dei nostri professionisti. E’ un’esigenza precisa. Da tempo, ben prima della pandemia e della guerra, si parlava di made in Italy come opportunità e strumento di rilancio dell’economia del nostro Paese e dell’export. Il ministero del made in Italy è una risposta a queste esigenze. Più in generale l’iniziativa di AEPI intende dare una unità di intenti, anche dal punto di vista legislativo, al fine di avere un ampio raggio di azione senza diversificazioni di deleghe. E quindi anche avere un interlocutore un po’più diretto.

Il sostegno all’occupazione è strategico: come sanare il vulnus di politiche assistenzialistiche?

E’ oggettivo il fatto che l’introduzione dei voucher per le imprese al di sotto dei cinque dipendenti, soprattutto per chi opera nel mondo stagionale, rappresenti per le microimprese la possibilità di piantare delle regole. Contrariamente resta l’idea che, spesso e volentieri, non risulta possibile permettersi l’assunzione. Quindi il voucher aiuta a regolarizzare gli operai dando delle certezze, ma allo stesso tempo consente a tutti di stare in regola e senza sovraccaricare di tasse la microimpresa.

Il sostegno all’occupazione è strategico, anche per risolvere i problemi delle politiche meramente assistenzialistiche. A questa riflessione va ad aggiungersi la carenza di personale nei settori turismo e servizi, palesatasi negli ultimi mesi. Pertanto, si chiede di ampliare da 12 a 24 mesi la durata massima del contratto a tempo determinato, prevedendo la possibilità di successivi rinnovi per 24 mesi. Le modifiche apportate porterebbero dal 20 al 30 per cento – rispetto ai lavoratori stabili impiegati – il numero massimo di contratti a tempo determinato attivabili da un’azienda, escludendo dal computo chi ha oltre 40 anni (anziché 50 come previsto attualmente).

Come consentire al superbonus di sprigionare altri effetti positivi?

Affinché i bonus edilizi continuino a sprigionare i propri effetti positivi è necessario che la normativa che li regola, oggi ramificata in almeno 10 disposizioni legislative e numerosi atti normativi secondari, sia messa a regime, con l’emanazione di un testo unico in materia di detrazioni fiscali connesse ad interventi edilizi. La proposta di legge prevede la delega al Governo per l’adozione del testo unico, in cui dovranno essere definite le diverse tipologie di intervento ammesse alla detrazione, i soggetti beneficiari, i requisiti di accesso, i limiti di spesa, le modalità di pagamento e di fruizione del credito o di opzione per lo sconto in fattura.

Il 110% rappresenta il classico esempio di uno strumento che viene purtroppo messo in discussione, quando invece è davvero utile il credito fiscale sul mondo dell’edilizia. Probabilmente avremmo dovuto accentuare meglio le regole del gioco, cioè qualcuno doveva controllare meglio l’ordine delle cose, ma sicuramente non va messa in discussione la bontà dello strumento, perché un intero indotto si è messo in moto. La sua domanda è particolarmente pertinente anche per un altro aspetto.

Ovvero?

Oggi nessuno ormai si relaziona col territorio. Mi riferisco al fatto che raccogliere 50.000 firme, come Aepi ha fatto, si traduce anche in una prova di resistenza e di coinvolgimento. Di contro è molto più facile rinchiudersi nei palazzi, non solo per la politica, ma anche per i corpi intermedi, in questo caso datoriali e sindacali. Per cui per noi di Aepi questa iniziativa è anche un modo per dire “siamo al vostro fianco, stiamo insieme, vi rappresentiamo, ma soprattutto insieme facciamo anche delle azioni e delle iniziative a supporto del nostro fabbisogno”. Raccogliere le firme in tutti i territori provinciali e regionali è stato un modo per ritornare a parlare, per discutere e stare accanto anche ai nostri imprenditori, alla nostra classe dirigente e a quel mondo produttivo che nessuno più ascolta. Questa credo sia una buona pratica quanto a partecipazione.

@L_Argomento

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