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Il Tremonti pensiero, da ministro a candidato (o avversato) premier

C’è chi lo vorrebbe come possibile premier di un centrodestra vincente (e unito) e chi lo teme perché farebbe saltare il progetto di centro e Pd per isolare Fdi

GIULIO TREMONTI
GIULIO TREMONTI

Giulio Tremonti, ex vicepresidente del Consiglio, ex ministro delle Finanze, ex ministro dell’Economia, presidente dell’Aspen Institute è oggi uno dei volti del passato su cui qualcuno, in primis Giorgia Meloni, scommette di più come futuro federatore del centrodestra. Per altri, invece, un nome divisivo. Una panoramica del suo pensiero attraverso i temi economici e finanziari più rilevanti del momento.

Tremonti e le scelte della Bce

Nello scorso giugno, dopo l’intervento della Bce sui tassi d’interesse e l’impennata dello spread, in un’intervista a Il Giornale, Tremonti ha affermato che è iniziata la tempesta sui mercati economici e finanziari, spiegando: “Nel 2009-2010 si pensa che la crisi della globalizzazione possa trovare una soluzione finanziaria e non strutturale. Il governo Berlusconi propose di adottare un Global legal standard passando dal free al fair trade. L’idea, pure votata dall’Ocse, fu battuta dal Financial stability board, efficacemente presieduto da Mario Draghi. Il quale, sfortunatamente, di stability ne produsse ben poca. Ed è così che si passa al piano B: la illimitata creazione dal nulla del denaro. È così che in Europa la Bce ha superato i due principi dell’euro: l’inflazione come un plafond e il divieto di finanziare i governi”.

Per l’ex ministro la Bce ha tradito lo spirito europeo e i cittadini, e aggirando le regole ha determinato una crescita dell’inflazione fino all’8%, creando fittiziamente moneta attraverso il meccanismo dei titoli di stato sottoscritti dalle banche nazionali ed acquistati dalla stessa Bce, che definisce “una specie di bad bank”. Il passaggio dall’austerità all’idea di “un debito buono”, durata per un decennio, non ha prodotto benessere ed anzi, nell’ottica tremontiana, viviamo nel momento in cui “il potere dei banchieri viene contestato dal mercato e dalla realtà” e il processo di crescita è interrotto.

Tremonti e l’inflazione  

“L’inflazione sta alla società come la pandemia da Covid è stata alla salute delle persone, ma con una differenza: il Covid prendeva tutti, l’inflazione colpisce soprattutto i poveri. Luigi Einaudi diceva che l’inflazione è la tassa sui poveri. Nell’emergenza io credo che sia fondamentale questo punto. Certo, sono importanti anche i salari e i cambiamenti strutturali, ma in questo momento è fondamentale aiutare i poveri, altrimenti in autunno si avranno tensioni”, questo ha dichiarato il professor Tremonti, intervistato nella trasmissione Il caffè della domenica di Radio24.

A questa affermazione, fa seguire una dura critica a Draghi e alla sua idea di “debito buono” contrapposto al “debito cattivo”. Secondo Tremonti, il peccato originare di Draghi è stato proprio quello di contrastare la politica sulla qualità della spesa pubblica a sostegno dei più poveri, attraverso le scelte compiute fin da quando era alla Bce. E su che cosa fare per aiutare i poveri ha seccamente dichiarato, riferendosi all’attuale premier: “Chiedete a lui. Ci aiuti e si inventi qualcosa per aiutare le persone povere, ammesso che sia possibile. Siccome i magheggi della Bce degli ultimi 10 anni li ha fatti lui, sarebbe interessante che ora offra al Paese una soluzione”.

In un’intervista a Controcorrente di qualche giorno fa ha chiarito bene cosa intende: “dall’autunno passato, non è stato fatto più nulla, è stata fatta una finanziaria colabrodo piena di bonus e scostamenti, e ora la restituzione di qualche soldo maltolto. Putin ci frega i soldi con gas ed energia ma il governo frega i soldi agli italiani con l’Iva e con le accise, che non vengono restituite se non in parte”.

Tremonti e il superbonus

Sui superbonus edilizi che, in epoca pandemica sono stati uno strumento che ha spinto in alto l’economia e forse anche i rischi per i contribuenti e per il sistema creditizio nel suo complesso, in un’interessante intervista a Il Sole 24 Ore, Tremonti ha chiaramente detto: ”Direi che ci sono stati pochi controlli, ma attenzione, mi riferisco a Palazzo Chigi. Già a fine dicembre il Governo parlava di 4 miliardi di truffe, ci ricordiamo vero? Benissimo, bisognava reagire subito, non lasciare trascorrere sei mesi e demandare all’Agenzia delle Entrate il compito di riaffermare le regole, che già c’erano, ripeto. Sono atti e omissioni del Governo, non coinvolgerei altri livelli di responsabilità.”

Altro duro colpo alla gestione dell’esecutivo Draghi, colpevole di non essere in tempo intervenuto sul meccanismo ed aver generato un’illusoria crescita del settore, che in realtà ha subito solo un “rimbalzo”, soprattutto perché è stato male tarato lo strumento. A detta di Tremonti, infatti, troppi gli obiettivi su cui è stato mirato: spinta economica, regolarizzazione edilizia, conformità energetica. E questo ha determinato le problematiche e le storture a cui il governo sta cercando di porre rimedio, in maniera assolutamente blanda secondo l’ex ministro per il quale occorreva “attenersi al meccanismo classico del “bisogno di ristrutturare quindi ristrutturo” e non invece “ristrutturo per rivendere il bonus”. Tempi, ambiti e criteri andavano gestiti meglio.”

@L_Argomento

 

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