Il mistero dei vaccini di Anagni spiegato facile

Il mistero dei vaccini di Anagni spiegato facile

Un sindacalista di Frosinone chiarisce i tanti misteri con AdnKronos. Catalent infiala il siero per tutta l’Europa

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Il mistero dei vaccini di Anagni spiegato facile
“La situazione è presto detta. AstraZeneca ha commissionato a Catalent la realizzazione dell’infialamento.

Un processo importantissimo, delicato, non è come prendere l’acqua alla fontanella. Il tutto, per essere avviato ha bisogno di un’autorizzazione, perché ci sono norme che devono essere validate da enti come Aifa ed Ema, i quali asseriscono se gli impianti sono adatti alle lavorazioni richieste e, una volta approvati gli impianti, si inizia a produrre i lotti”.

Lo dice all’AdnKronos Alessandro Piscitelli, segretario della Uiltec di Frosinone, commentando la notizia delle 29 milioni di dosi AstraZeneca infialate nello stabilimento Catalent di Anagni, in provincia di Frosinone.

“Questi lotti, una volta prodotti – spiega il sindacalista – non vengono subito inviati agli ospedali, ma devono essere sottoposti a una nuova validazione. Con l’autorizzazione, c’è il rilascio dei lotti che possono essere inviati al cliente.

Quello che è successo qui non riguarda certo le capacità dei lavoratori e delle lavoratrici di Catalent – precisa – e nemmeno la dirigenza. Semmai riguarda quelli che sono i rapporti di produzione e commercializzazione del prodotto finale che lo stabilimento realizza per conto di AstraZeneca e, nei prossimi giorni, per conto di Johnson & Johnson.

I lavoratori di questa impresa, grazie anche al sostegno dei sindacati, hanno un’esperienza sul campo di oltre 60 anni.

Catalent ha portato i suoi sistemi, irrobustito lo stabilimento e ha saputo coniugare velocità e affidabilità in modo da presentarsi alle industrie del farmaco che hanno i brevetti a scegliere questo impianto”. “AstraZeneca è una big pharma che ha realizzato il vaccino più economico – spiega Piscitelli – e si è resa disponile a dare il brevetto.

Per sottrarsi a queste critiche, perché non affida il brevetto all’Oms che lo affida a sua volta, gratuitamente, a quei paesi che possono realizzare il vaccino?

Va bene se queste 29 milioni di dosi vanno nei paesi più poveri, ma non è tollerabile un commercio nascosto“.
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