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Politica

Giustizia: come arrivano le truppe cammellate all’appuntamento con la riforma

MARTA CARTABIA MINISTRA DELLA GIUSTIZIA

Il patto di maggioranza sembra aver tenuto, malgrado i 343 emendamenti rimasti. Pd, 5 Stelle (che però annuncia l’astensione sul limite al passaggio di funzioni), Forza Italia, Leu, Azione e Coraggio Italia hanno rinunciato agli emendamenti. La Lega presenterà solo quelli sui temi oggetto dei quesiti referendari. Il governo punta all’approvazione in Senato (senza fiducia) già nella giornata di domani, ma i rischi rimangono ancora sul tavolo.

Posizioni

Non sarà forse una resa dei conti al Senato, ma il dibattito si preannuncia piuttosto complicato. Sulla riforma della Ministra Marta Cartabia permangono perplessità e contrarietà, anche all’interno della stessa maggioranza. La Lega di Matteo Salvini ha confermato da 3 a 5 emendamenti sui temi referendari, con l’obiettivo di ottenere dal governo un testo migliorato grazie al dibattito parlamentare, “non ostruzionismo ma collaborazione” precisano dal Carroccio. Restano 170 quelli presentati da Fratelli d’Italia, che invece critica apertamente la riforma senza mezze misure. Gli ex M5S (Alternativa) presenteranno una quarantina di emendamenti.

IV

Ma sono, soprattutto, quelli di Italia Viva (anch’essi una quarantina) ad impensierire il governo: anche se il partito di Matteo Renzi astenendosi sul voto finale della riforma, più volte definita “inutile”, ha chiarito di non volerne intralciare l’approvazione. Anche il Movimento Cinque Stelle, sulla parte relativa alla separazione delle funzioni, dopo il tanto rumoreggiare dei giorni scorsi, ha annunciato l’astensione. Il PD di Enrico Letta, invece, rimanendo aderente al testo della riforma e mostrando fiducia e sicurezza, viene criticato per scelte che appaiono aver accontentato più l’ala giustizialista del partito che non quella riformista.

L’iter

Ricordiamo che la riforma Cartabia è una legge delega al governo, per la riforma dell’ordinamento giudiziario e l’adeguamento dell’ordinamento militare, contenente disposizioni per l’eleggibilità, il ricollocamento in ruolo dei magistrati e per la costituzione del Csm; i contenuti definitivi arriveranno successivamente. Per questo, anche se nessun partito sembra davvero convinto del testo, sembra prevalere il senso di necessità di chiudere l’iter parlamentare ed andare poi alle discussioni di merito. In particolare, per poter eleggere il nuovo Csm (elezioni che salvo rinvii si terranno il prossimo luglio), la legge deve trovare approvazione in tempi brevi e il rischio di dover porre la fiducia rimane (anche se più volte smentito dallo stesso Premier Draghi). Per questo, l’impegno delle forze che sostengono il governo è quello di non votare gli emendamenti delle opposizioni. Sullo sfondo rimangono sempre forti i temi dei referendum sulla giustizia del 12 giugno, che investono la separazione stringente delle funzioni, la responsabilità civile diretta e il freno alle misure cautelari.

Le barricate della magistratura

Dall’Anm ieri è arrivata la levata di scudi, con l’ipotesi (più che probabile) di arrivare ad uno sciopero delle toghe: una mossa drastica e prevalentemente dovuta all’introduzione del “fascicolo per la valutazione del magistrato”, che dovrà essere preso in considerazione dal Csm nel redigere le valutazioni che garantiscono gli avanzamenti di carriera. Un processo di normalizzazione che mira a trasformare i magistrati in burocrati.” ha affermato Salvatore Casciaro, Segretario Generale dell’associazione. Secondo l’Anm, anche su “porte girevoli” e sistema elettorale gli obiettivi iniziali sono stati capovolti. La storica componente Magistratura Democratica, pur criticando la riforma, si sgancia in merito allo sciopero minacciato dall’Anm, “la cui azione ci è apparsa intempestiva, priva di una sana autocritica, timida e incapace di proposte, avendo privilegiato la conservazione dell’esistente”. Dal presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick arriva un monito: “”Lo sciopero non può essere occasione per far valer orientamenti politici, le leggi le fa il Parlamento.”

@L_Argomento

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