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Amministrative, così il centro si “allena” per il futuro. Parla Quagliariello

L’ex ministro e cofondatore di Italia al Centro: “Le coalizioni non sono più strumenti per il governo, al massimo sono espedienti tattici. Mettiamoci umilmente al lavoro per ricostruire dal basso”

GAETANO QUAGLIARIELLO SENATORE

Bisogna ripartire da zero, inutile provare a salvare qualcosa che non ha più alcuna attinenza con quello che è accaduto negli ultimi due anni, dice a L’Argomento il senatore Gaetano Quagliariello a proposito di amministrative e centrodestra. Il co-fondatore di Italia al Centro però, non si limita ad una critica destruens ma vi aggiunge la parte costruens e osserva che “sarebbe molto meglio prendere atto della situazione, farsi un giro di proporzionale in cui ognuno riveda in profondità la propria identità e provare, quindi, a costruire su queste basi una nuova alleanza di governo”.

Il caso Micciché crede stia certificando ormai una evidenza, ovvero che il centrodestra non c’è più?

Al di là del merito della singole dichiarazioni politiche, compresa quella di Micciché, credo che il problema vero riguardi la struttura e non tocca solo il centrodestra. Le coalizioni sono strumenti per un progetto di governo, ma negli ultimi due anni sono accaduti sconvolgimenti del quadro mondiale che hanno modificato in profondità la geografica politica. Pandemia e guerra sono svolte che hanno penetrato le idee e sono arrivate fino al livello della mentalità.

Ovvero?

Nessuna delle coalizioni in Italia ha fatto un check, tenendo conto di tali distinzioni: quindi non sono più strumenti per il governo, al massimo sono espedienti tattici. Questo elemento può dispiacere o meno, ma è un dato di fatto. Possono mai stare insieme in una coalizione di centrosinistra chi, come Conte e Letta, sulla guerra, sulle armi e sul rapporto con Putin la pensano in modo completamente diverso? Al contempo mi chiedo come possa stare assieme un centrodestra senza che ci si intenda sulle strategie sanitarie, sull’Europa, sull’energia e sulle alleanze internazionali.

Dunque?

E’ evidente che, dinanzi a tutto questo, una dichiarazione più o meno riuscita di questo o quell’esponente politico impallidisce ed è poca cosa. C’è invece un passaggio molto più serio e molto più profondo da analizzare.

Le elezioni amministrative saranno anche uno spartiacque per le coalizioni?

Già adesso lo sono state. Se si va in profondità si osserva che in Sicilia si è trovato un accordo all’ultimo minuto a Palermo, ma poi si è rimandata la battaglia di qualche mese. E’ stata una sorta di “tregua” armata. A Verona e a Parma non si andrà insieme. Le coalizioni a livello amministrativo hanno resistito solo laddove sono state davvero un progetto di governo, come a L’Aquila. Per cui mi auguro che di tutto questo si prenda atto: io credo nel maggioritario e nelle coalizioni. Ma ritengo che il maggioritario sia uno strumento che funziona quando c’è un accordo di governo da proporre agli elettori. Ovvero dare la possibilità, e non la certezza come fece Renzi sbagliando, di scegliere il governo.

E oggi invece?

Chi costruisce una coalizione soltanto per convenienza, con lo scenario concreto che a urne chiuse si sfasci, allora rischia di giocarsi il sistema politico che va in frantumi e anche l’opzione stessa del maggioritario. Sarebbe molto meglio prendere atto della situazione, farsi un giro di proporzionale in cui ognuno riveda in profondità la propria identità e provare, quindi, a costruire su queste basi una nuova alleanza di governo. Bisogna ripartire da zero, inutile provare a salvare qualcosa che non ha più alcuna attinenza con quello che è accaduto negli ultimi due anni.

Come pensate, dal centro, di poter da un lato intercettare i voti in uscita dal M5s e dall’altro di fare da basamento anche per il mondo del civismo?

Al tempo della seconda Repubblica per la prima volta vedo un bisogno di concretezza e il mondo liberal-conservatore ha uno spazio di manovra. Stiamo provando a dargli voce mettendo assieme alcune sigle all’interno del nuovo contenitore chiamato Italia al Centro, che si propone agli elettori con un rapporto federativo assieme ad altre esperienze della stessa area. Ci presenteremo in più della metà dei capoluoghi di provincia che vanno al voto, ma soprattutto saremo presenti nei quattro capoluoghi: L’Aquila, Catanzaro, Genova e Palermo. Lì contiamo di superare il 5% e in alcuni casi di arrivare alla doppia cifra. Se tale nostra aspirazione sarà confermata dai fatti, allora avremo un indizio: se ce la faremo sui territori dove stiamo partendo da zero, allora ce la potremo fare anche a livello nazionale.

Nel recente passato la prima critica fatta a Salvini è stata quella di aver sbagliato candidati: oggi?

Non è una questione solo di candidati, anche perché in questa tornata non sono stati scelti visto che ci si è sentiti molto poco negli ultimi mesi. Lo dico senza voler fare una lezione a nessuno: credo che sia un errore dare questa coalizione per scontata. Molto meglio mettersi umilmente al lavoro, ognuno per la sua parte, per ricostruirla dal basso. Ci vorrà certamente del tempo, ma secondo me non si correrà il rischio delle ultime amministrative: ovvero straperdere elezioni che invece sulla carta erano vinte.

@L_Argomento

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