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Servizi segreti svizzeri furono a lungo copertura Cia

Servizi segreti svizzeri furono a lungo copertura Cia

Servizi segreti svizzeri furono a lungo copertura Cia
La neutralità svizzera è messa in discussione dalle rivelazioni delle ultime ore di cui L’Argomento è venuto a conoscenza. Una fonte da Berna ci anticipa che il direttore del servizio di intelligence della Svizzera si dimetterà una volta terminato il suo mandato ad agosto. Questa volta non c’è di mezzo la politica, né la televisione di Stato si è incaricata di pompare campagne in stile Report. No: c’è una questione seria e di cui l’Italia è involontariamente vittima.

Riguada l’intelligence che è stata riondata nel 2010: si chiama FIS e svolge funzioni di intelligence interna ed esterna nello stato alpino. Jean-Philippe Gaudin, che ne è a capo, uscirà di scena tra due mesi. La ragione non è quella di un normale avvicendamento. Gaudin è un dirigente di esperienza: è stato a capo del Servizio segreto militare svizzero dal 2008 al 2015, ha poi lavorato come addetto alla difesa presso l’ambasciata svizzera a Parigi prima di essere nominato dall’allora ministro della Difesa, Guy Parmelin, direttore del Servizio segreto federale (FIS). Tra le mani gli sta scoppiano però un caso più grande di lui. L’affare Crypto AGm. Una sigla che a molti non può dire niente perché la stampa italiana non se ne è mai occupata.

Lo scandalo che riguarda Crypto AGm è incentrato sul principale produttore mondiale di apparecchiature crittografiche durante la Guerra Fredda, Crypto AG, i cui clienti includevano oltre 120 governi in tutto il mondo. Nel febbraio dello scorso anno il Washington Post e l’emittente pubblica tedesca ZDF hanno confermato i rapporti che circolavano dall’inizio degli anni ’80, secondo cui Crypto AG era una copertura dell’intelligence americana. Secondo le rivelazioni, la Central Intelligence Agency (Cia) e il Federal Intelligence Service della Germania occidentale hanno acquistato segretamente l’azienda svizzera negli anni ’50 e hanno pagato la maggior parte dei suoi alti dirigenti per garantirsi il loro silenzio.


L’accordo segreto, soprannominato Operazione Rubicon, avrebbe permesso agli Stati Uniti e alla Germania occidentale di spiare le comunicazioni governative riservate di molti dei loro avversari e persino degli alleati, tra cui l’Italia. E oltre al nostro Paese vennero poste sotto controllo Austria, Spagna, Grecia, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Non la Francia, che adottava un’altra tecnologia, né il Regno Unito.

La rivelazione dell’accordo segreto ha scioccato l’opinione pubblica svizzera e messo in imbarazzo il governo di un Paese che basa la propria identità nazionale e reputazione internazionale sul principio-cardine della neutralità.

Arriva adesso un rapporto parlamentare sull’affare Crypto AGm. La relazione riporta come Gaudin abbia sostanzialmente gestito male il caso: aveva aspettato troppo a lungo per informare chi di dovere al riguardo.

Il comportamento di Gaudin ha provocato tensioni nei suoi rapporti con il Consiglio federale svizzero, un organo esecutivo di sette membri che forma il governo federale e funge da organo decisionale collettivo della Confederazione Svizzera. Secondo numerosi analisti il rapporto del capo delle spie con il ministro della Difesa svizzero, Viola Amherd, è irreparabile e il ministro ha spinto per le sue dimissioni da diversi mesi.
In una dichiarazione rilasciata in questi gionri il governo svizzero non ha dato motivo per l’imminente cambio di carriera di Gaudin, dicendo solo che il capo della Intelligence avrebbe rivolto il suo interesse verso il settore privato. Secondo quanto riferito, sarà sostituito da Juerg Buehler, che svolgerà la funzione di direttore ad interim della FIS fino alla selezione di una nuova figura.
Servizi segreti svizzeri furono a lungo copertura Cia

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