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Salvini pacifista e Conte col dubbio aiuti. E’ cortocircuito sull’Ucraina

I distinguo sulle armi riapre il dibattito sulla collocazione atlantista dei due partiti che sono stati assieme al governo.

MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO VLADIMIR PUTIN
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Lega e M5s: sono questi i due fronti ancora aperti che sul caso Ucraina stanno registrando fibrillazioni e tensioni. L’occasione è stata la video call del presidente Zelensky che ha messo sale sulle ferite giallorosse.

Euro e Nato

Il leader del M5s Giuseppe Conte ha ribadito che l’Italia non deve dare un euro in più, dando ragione a chi parla di “un disimpegno dalla Nato”, mentre in questo momento bisognerebbe definire da che parte stare. Certa sinistra coglie la palla al balzo e sostiene la posizione di Conte mentre il premier Mario Draghi è idealmente da un’altra parte, mettendo l’accento sull’aiuto militare. Un Matteo Salvini in versione pacifista dice che stenta ad applaudire quando si parla di armi (“Le armi non sono la soluzione”) suscitando la reazione di chi ricorda le sue campagne pro legittima difesa con tanto di fucile imbracciato con tanti sorrisi. Addirittura si rivolge all’Oltretevere: “In questo momento il Papa è l’unico vero uomo di pace” proprio mentre il Papa riconosce a Zelensky il diritto di difendersi.

Maggioranza

Per cui l’appoggio al governo come al solito arriva senza se e senza ma dal solito gruppo formato da Pd, Forza Italia e dal centro. Quando Antonio Tajani dice che “la nostra collocazione è chiara: con l’Occidente, la Nato, l’Ucraina”, lancia un messaggio chiaro anche ai 300 filo-putiniani in Parlamento che non si sono visti, proprio negli stessi minuti in cui il presidente della commissione Esteri del Senato Petrocelli ha chiesto al Movimento di uscire da un governo “interventista”. Di contro è dal Nazareno che parte un invito (o minaccia?) ai grillini di uscire dal vicolo cieco delle ideologie.

Caso Petrocelli

“A partire da oggi non voterò più la fiducia. Il dl – dice Petrocelli – è la goccia che fa traboccare il vaso, non mi riconosco più nell’atteggiamento del governo Draghi, come ho detto anche oggi, quello che avviene è molto lontano dal programma del Movimento 5 Stelle”. Diversi partiti della maggioranza (Forza Italia, Italia Viva e Azione) ne hanno chiesto le dimissioni del grillino dalla guida della III Commissione del Senato, con anche un certo imbarazzo da parte dei vertici grillini. “Dovrebbe prendere seriamente in considerazione le dimissioni dalla Presidenza della Commissione Esteri del Senato”, dice all’Adnkronos il deputato Gianluca Vacca.

@L_Argomento

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