Connect with us

Hi, what are you looking for?

Internazionale

Putin ha già perso e l’Italia raddoppi le sue difese. A lezione sull’Ucraina dal prof. Parsi

Intervista al politologo e professore della Cattolica: “La Russia di domani? Una costante preoccupazione per la nostra sicurezza, a cui dovremo reagire elevando il livello di prontezza militare convenzionale. La fame in nordafrica? Ne mina la stabilità”

Ha ragione Mario Draghi quando spiega che, solo potenziando la resistenza ucraina, si farà capire alla Russia che alla guerra non c’è altra via, se non una politica, che non potrà coincidere con la conquista di tutto quello che hanno già occupato. Lo dice a L’Argomento Vittorio Emanuele Parsi, professore all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e uno dei politologi italiani più esperti (autore di “Titanic – Naufragio o cambio di rotta per l’ordine liberale”) che mette l’accento anche sul ruolo futuro dell’Italia nei confronti di Mosca (meno scambi e raddoppio della nostra difesa).

La guerra-lampo è fallita, ma dopo Bucha?

C’è una sostanziale incapacità tattica e logistica dell’esercito russo, quindi Mosca aumenterà la pressione con l’artiglieria e i missili. Per cui dovremo aspettarci ancora più massacri di frustrazione in stile eccidio di Sant’Anna di Stazzema, per intenderci.

L’Ue rischia di restare schiacciata tra i super players impegnati a gestire la guerra?

L’Ue deve innanzitutto pensarsi come player, perché l’Ucraina subì la prima invasione proprio perché cercava di aderire all’unione e le prospettive di cui si parla ora sono quelle di una futura associazione rinforzata. Forse è un po’ nei nostri occhi vedere una Ue schiacciata in una sindrome terzista: ma di fatto, nel suo complesso, è allineata con l’Ucraina e al fianco di Kiev ci sono gli Stati Uniti. Poi è chiaro che gli Usa hanno una capacità militare e di sostegno che non è la nostra, ma non mi sembra che ci facciamo schiacciare, siamo sinergici.

Fino ad oggi è mancato un negoziatore o proprio un negoziato?

E’ mancata la volontà russa di negoziare, quindi alla fine se non si vuole negoziare non si trova neanche il negoziatore. Quando capiranno che comunque l’uscita politica da questa crisi passa per delle rinunce, allora ci sarà un punto di svolta e ci sarà spazio per iniziare a trattare. Una parte dell’opinione pubblica e purtroppo anche una parte di ceto intellettuale non riesce a capire ciò che Mario Draghi ha spiegato molto bene: attraverso il rinforzo della resistenza ucraina si arriverà prima alla fine della guerra, perché si dimostrerà a Mosca che non c’è altra via, se non una politica, che non potrà coincidere con la conquista di tutto quello che si sono accaparrati fino ad ora.

Come valuta la reazione tedesca alla guerra? I giornali teutonici, al di là dei 100 miliardi stanziati per la difesa, sollevano dubbi sulle scelte del cancelliere Olaf Scholz.

I tedeschi hanno mostrato una certa timidezza nel sostegno all’Ucraina, almeno tanto quanto una certa audacia nel riposizionare se stessi nel sistema internazionale. Una Germania più armata e meno dipendente dalle forniture russe se non è anche una Germania capace di sostenere un paese aggredito in maniera più concreta ha perso un’opportunità: e con lei l’ha persa tutta l’Europa.

Al di là di come finirà la guerra, la Russia sarà un paese diverso: quale sarà l’approccio futuro dell’Ue?

La Russia ha perso ed è già scritto, quindi sarà un partner ancora più insofferente e imprevedibile. Per noi deve essere un partner con cui avevamo importanti scambi di materie prime, energetiche e alimentari, ma con cui non dovremo averne più in maniera così elevata: dovrà diventare un partner commerciale di completamento. Non potrà inoltre essere un interlocutore politico e sarà una costante preoccupazione per la nostra sicurezza, a cui dovremo reagire elevando il livello di prontezza militare convenzionale che deve essere assolutamente incrementata: praticamente raddoppiata.

Il mancato arrivo di grano ucraino nei paesi nordafricani, potrebbe spingere quelle popolazioni tra le bracca del fondamentalismo islamico?

Tra le braccia della Jihad non lo so, ma di sicuro questo è un aspetto molto rilevante che purtroppo non è sufficientemente considerato. La debolezza delle sanzioni ma anche la penuria in sé di materie prime costituiscono una minaccia alla stabilità interna di molti paesi. In generale prima della guerra c’era già una crisi delle materie prime e sull’offerta energetica, su questo i cinesi sono stati come al solito lungimiranti. Se c’è un paese che potrebbe permettersi di non comprare grano dalla Russia e dall’Ucraina è la Cina perché ha terre dappertutto. Per gli altri paesi purtroppo sarà un problema.

@L_Argomento

Articoli Correlati

Economia

Mentre l'Europa corre per staccarsi dall'energia russa, i produttori americani di gas naturale stanno raddoppiando gli sforzi per soddisfare la domanda e quindi i...

Politica

I numeri ci saranno, ma è il modus che dirà di più sul futuro delle coalizioni e sul tragitto di avvicinamento alle elezioni

Economia

Lo scorso giugno la Svizzera ha importato dalla Russia solo 284 kg di oro per un valore di circa 16 milioni di dollari, in...

Internazionale

Spionaggio: Ivan Bakanov e Irina Venediktova pagano il prezzo più alto. Nel frattempo è giallo su un cargo serbo precipitato in Grecia con 8...