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Insieme per il futuro: chi sono i 62 dimaiani che fanno marameo a Conte

Cambiano i nomi e le prospettive, anche nell’ottica di una iper balcanizzazione partitica. La certezza è che il Movimento non c’è più (come i suoi voti)

LUIGI DI MAIO MINISTRO DEGLI ESTERI
LUIGI DI MAIO MINISTRO DEGLI ESTERI

Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, nella prima riunione con deputati e senatori che fanno parte del gruppo parlamentare ‘Insieme per il Futuro’, creato dopo l’addio al M5S ha affermato: “Un’onda civica si sta avvicinando” e “c’è tanto entusiasmo da valorizzare.” “Ora basta con populismi e sovranismi. I nostri gruppi daranno stabilità.” Quello di Ipf sembra un vero e proprio piano anti-Conte.

I dimaiani

Con Di Maio sono passati 62 parlamentari (51 alla Camera e 11 al Senato) che creano problemi politici al M5S, ma hanno anche riflessi economici: tolgono dalle casse del movimento circa 2,5 milioni di euro. Rispetto i 333 parlamentari che nel 2018 volevano ‘aprire il parlamento come una scatoletta di tonno’, ora ne restano solo 165, viste anche le diaspore ed espulsioni che si sono succedute nel tempo. Rimane una vasta area di esponenti pentastellati che non sono dimaiani ma non sono nemmeno contiani e rimangono su posizioni molto diverse rispetto ad entrambi i leader. Molti gli esponenti di peso indecisi, a cui di Di Maio ora può sembrare una scialuppa di salvataggio, una fra tutte l’ex ministro Lucia Azzolina.

Il Di Maio moderato e della responsabilità, profilo ancor più marcato dopo l’inizio della guerra in Ucraina, in contrapposizione a quello delle origini, è una delle chiavi che hanno convinto i molti a seguire il ministro. E i numeri dicono che nemmeno lo stop dopo il secondo mandato imposto da Grillo è stato capace di bloccare la diaspora: ben 40 di Ipf sono, infatti, al primo mandato.

I nuovi rappresentanti dei gruppi

Durante l’assemblea sono stati nominati per acclamazione Primo Di Nicola, capogruppo a Palazzo Madama e Iolanda Di Stasio a Montecitorio. L’ex ministro Vincenzo Spadafora è stato, invece, nominato coordinatore politico. L’assemblea di Ipf ha nominato Giuseppe L’Abbate coordinatore del manifesto politico del gruppo. Inoltre, è stato eletto il comitato direttivo, composto dalla presidente Iolanda di Stasio, dal vicario Pasquale Maglione, dalla vicepresidente Maria Luisa Faro, dal tesoriere Gianluca Vacca e dai tre delegati d’Aula: Daniele Del Grosso, Vita Martinciglio e Margherita Del Sesto.

Diversi i nomi importanti che hanno seguito Di Maio: la viceministra Laura Castelli, Vincenzo Spadafora, Manlio Di Stefano e Riccardo Fraccaro su tutti, ma ci sono anche le adesioni di due eurodeputate: Daniela Rondinelli e Chiara Maria Gemma.

La struttura di Ipf e i riflessi sul Centro

“Il nostro è un progetto molto attrattivo e nei prossimi giorni arriveranno nuove adesione” ha dichiarato Di Maio. Nel frattempo tutti i fondi dei dimaiani serviranno a creare la prima base per organizzare l’attività politica sui territori con consiglieri comunali e regionali. Ma soprattutto serviranno per finanziare la campagna elettorale a partire da settembre. Al momento, dalle Regione arrivano poche adesioni al nuovo contenitore lanciato da Di Maio dopo la scissione con il Movimento 5 Stelle. L’unica eccezione è quella della Campania, da dove arriva proprio il ministro degli Esteri.

Prevedibilmente, lo scisma ha aperto, anche, una corsa al centro e alla formazione di quel “partito di Draghi senza Draghi”, una formazione politica che abbia come riferimento l’agenda del presidente del Consiglio e alla quale potrebbero partecipare Giovanni Toti, Luigi Brugnaro (che per colpa di Di Maio ha dovuto dare l’addio al suo gruppo parlamentare di Coraggio Italia)  e, ora, anche Luigi Di Maio. Un progetto che appare comunque complicato, perché a quello spazio politico puntano, anche, Matteo Renzi e Carlo Calenda e al momento le possibilità che tutte le parti in campo possano incontrarsi sembrano davvero limitate.

A Itf è corso in aiuto, nel frattempo, Bruno Tabacci, politico di lunghissimo corso, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Nel 2018 diede una mano ai radicali di +Europa, nel 2020 offri un tetto ai responsabili che volevano tenere a galla Giuseppe Conte e ora, forse, ospiterà anche Di Maio a cui, per formare un gruppo al Senato, serve un simbolo presentato alle ultime elezioni. Il Centro democratico di Tabacci, ad esempio, che di questa operazione politica ha affermato: “Di Maio ha fatto bene, ha colto un’occasione strategica, ha lasciato quell’azzeccagarbugli e si è posto nettamente sulla linea di Draghi”. E così, Di Maio, ex giovane populista e oggi giovane moderato, riceve l’endorsement di un vecchio democristiano.

@L_Argomento

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