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Politica

Chi sottovaluta l’inverno demografico? L’occasione del Pnrr e i valori veri. Scrive Menorello

L’intervento dell’ex deputato cattolico Domenico Menorello, Osservatorio parlamentare “Vera lex?”

Tempo di lettura stimato 3 minuti

La nascita di una “fondazione per la natalità” è una gran bella notizia. E pone una sfida soprattutto culturale e antropologica, senza accettare la quale difficilmente vedremo un vero salto di qualità nelle iniziative politiche contro l’incipiente “inverno demografico”. Diciamo la verità: la questione non è più del tutto ignorata, ma – per così dire – non “sfonda”. Per stare all’esempio più importante, lo stesso PNRR, dedicato significativamente alla «next generation», a pag. 13 afferma di voler tener conto “dell’attuale contesto demografico, in cui l’Italia è uno dei paesi con la più bassa fecondità in Europa (1,29 figli per donna contro l’1,56 della media UE20)”.

Così, il tema demografico viene, poi, connesso alla ambiziosa ristrutturazione territoriale del Sistema Sanitario (cfr.missione 6), a importanti infrastrutture (cfr. pag. 183), nonché a un ritenuto “percorso di riforma sulle politiche della famiglia” (cfr. pag. 42). Ma quest’ultimo sembrerebbe, allo stato, perimetrato solo nei pur interessanti interventi per una implementazione degli asili nido (cfr. pag. 192), della partecipazione femminile al mercato del lavoro (cfr. pag. 31), nonché nell’“istituzione dell’assegno unico universale” (cfr. pag. 89). Tutte azioni apprezzabili e molto utili. Ma perché si ha l’impressione che non riescano a far diventare l’uscita dall’inverno demografico “la” priorità”, “la” urgenza assoluta, nonostante l’attuale trend condurrà in pochi decenni alla rovina dell’intero sistema di welfare e probabilmente allo sfascio delle stesse istituzioni repubblicane?

Il declino demografico è proporzionale all’imporsi di una cultura di massa, in cui non solo i luoghi comuni compulsati dai media, ma ormai massicciamente anche la legislazione e la giurisprudenza ci vogliono far convinti che il valore della vita sia legato alla propria autodeterminazione assoluta e, dunque, al successo di un uomo tratteggiato come “solo”, unica misura di tutto, il cui valore sarebbe proporzionale alla capacità di rottura dei propri legami di appartenenza familiare e sociale.

Questo preciso modello antropologico verso cui siamo, a forza, condotti va guardato in faccia e giudicato. È davvero ciò che il nostro cuore desidera? Non è forse vero che, rimettendo al centro quell’insopprimibile desiderio di significato che ogni circostanza della vita ci suscita e che all’uomo “è impossibile strappare via dalla sua mente” (Antiseri), risentiamo subito l’attrazione e il fascino per l’altro da sé? Stupendoci nuovamente per la vita e per la vita nascente in particolare?

Allora, non dobbiamo davvero arrestare la affascinante verticalità cui ci apre il tema dell’inverno demografico, che d’altronde si fa sempre più “gelido” in quanto acuito drammaticamente dalla pandemia. Serve, perciò, la massima coralità nel lavoro sociale e culturale del mondo associativo, che ha il compito di alimentare a questo livello il dibattito pubblico e di chiedere, al tempo stesso, un orizzonte più esteso di interventi concreti. Infatti, se la “natalità” è l’urgenza più acuta, allora a questa stessa fondamentale priorità dovranno orientarsi anche le declinazioni di tutti i comparti in cui si allocano i principali investimenti e le annunciate e fondamentali riforme. In particolare, la strada della rinascita demografica potrà essere davvero imboccata se si sceglierà un radicale sostegno alla vita nascente e alla genitorialità familiare soprattutto quando si scriveranno le architetture delle riforme fiscali e lavoristiche su cui vi è un forte impegno specie del PNRR.

In altri termini, il fisco, gli incentivi all’assunzione, la disciplina di una nuova tutela del lavoro e della promozione dell’imprenditorialità, nonché (e almeno) le politiche per la casa, per i trasporti e per il turismo dovranno essere riformate e riformulate attorno non al «singolo» ma avendo come perno i figli e la genitorialità familiare. Avendo, cioè, come baricentro non un “uomo solo”, ma una persona aperta all’altro da sé. Ciò sarà possibile, scommettendo con forza sul principio di sussidiarietà, richiamato a pag. 395 del PNRR e senza il quale prevarrebbe, anche nell’attuazione del PNRR, una logica centralista che non potrà davvero accendere la ripartenza demografica che il Paese attende. Infatti, senza scommettere sulle persone e sulle comunità intermedie, specie nel rifondare il fisco, il lavoro e le politiche dello sviluppo, l’obiettivo della rinascita demografica rischierà di rimanere marginale e di apparire la solita ancillare preoccupazione cui far fronte solo con varie forme di pur preziosi, ma aridi sussidi.

In bocca al lupo, allora, al nuovo soggetto che si dedicherà a questa sfida: serve davvero una “ri-fondazione per la natalità”!

Domenico Menorello

avvocato, Osservatorio parlamentare “Vera lex?”

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