È morto Giuseppe “Bepi” Pistolato: chi era il diacono operaio di 99 anni

È morto a 99 anni Giuseppe “Bepi” Pistolato, il diacono operaio veneziano: dalla Breda al servizio in carcere, fino alla nomina a Commendatore.

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Venezia piange Giuseppe “Bepi” Pistolato, il “diacono operaio” che ha dedicato la propria vita al lavoro e al servizio degli altri. È morto nell’ottobre del 2026, a 99 anni: il 17 novembre avrebbe raggiunto il traguardo del secolo. A ricordarlo sono la comunità di Zelarino, dove prestava servizio parrocchiale, e l’intera Diocesi di Venezia.

La sua storia attraversa luoghi diversi, uniti da un impegno concreto: il cantiere navale, la parrocchia, il carcere. Per circa quarant’anni è stato operaio alla Breda; dopo la pensione ha intrapreso il cammino del diaconato permanente. Per altri ventuno anni è stato vicino ai detenuti del carcere maschile di Santa Maria Maggiore, soprattutto ai più fragili.

Un percorso che nel dicembre del 2019 ha ricevuto anche il riconoscimento della Repubblica, con la nomina a Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte del presidente Sergio Mattarella.

Chi era Bepi Pistolato, il “diacono operaio”

Il nome con cui tutti lo conoscevano, Bepi, accompagnava una definizione capace di riassumere le due grandi dimensioni della sua vita: “diacono operaio”. Non soltanto il servizio religioso, dunque, ma anche una lunga esperienza di lavoro manuale nel territorio veneziano.

Pistolato aveva lavorato per circa quarant’anni al cantiere Breda, come ribattitore e carpentiere navale. Una parte centrale della sua biografia, che aiuta a comprendere perché il riferimento alla fabbrica sia rimasto legato al suo nome anche dopo il pensionamento.

Il diaconato è arrivato in una fase successiva. Una volta conclusa l’esperienza lavorativa, infatti, Pistolato ha intrapreso il cammino del diaconato permanente, dedicandosi al servizio degli altri. La pensione non ha segnato il ritiro dall’impegno, ma l’inizio di un nuovo capitolo.

È in questa successione, dal lavoro in cantiere alla carità, che si ritrova il significato del nome con cui viene ricordato. Due esperienze differenti, entrambe essenziali per raccontare chi fosse Giuseppe Pistolato, senza separare l’operaio dal diacono.

Ventuno anni accanto ai detenuti di Santa Maria Maggiore

Tra le esperienze più importanti della sua vita c’è il servizio svolto nel carcere maschile di Santa Maria Maggiore, a Venezia. Pistolato vi ha prestato attività di carità e volontariato dal 1997 al 2018: ventuno anni dedicati alla vicinanza alle persone detenute.

Il suo impegno era rivolto in particolare ai più fragili, ai quali offriva supporto materiale e presenza umana. Due aspetti che raccontano la concretezza del suo servizio: l’aiuto per i bisogni materiali e la vicinanza a chi viveva una condizione di difficoltà.

Non si è trattato di un’esperienza breve o marginale. Quel lungo periodo rende il carcere uno dei luoghi centrali della sua storia, accanto al cantiere in cui aveva trascorso circa quarant’anni e alla comunità parrocchiale di Zelarino.

Per comprendere il ricordo che lascia nel territorio veneziano, è soprattutto a questa continuità che bisogna guardare. Il servizio a Santa Maria Maggiore occupa oltre due decenni della sua esistenza e rappresenta una parte fondamentale della sua dedizione agli altri.

La nomina a Commendatore nel 2019

Nel dicembre del 2019, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha nominato Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. L’onorificenza ha riconosciuto il suo straordinario impegno civile e sociale.

Il riconoscimento è arrivato dopo la conclusione del lungo servizio nel carcere veneziano, terminato nel 2018. Nella sua biografia, la nomina costituisce il riconoscimento istituzionale di un percorso costruito attraverso il lavoro, la carità e il volontariato.

La storia di Pistolato conserva così una dimensione religiosa e una civile: il diaconato permanente e il servizio parrocchiale da una parte, l’impegno verso le persone più fragili dall’altra. L’onorificenza della Repubblica ha dato rilievo pubblico a questa dedizione.

Il lutto di Zelarino e della Diocesi di Venezia

La scomparsa di Bepi Pistolato colpisce la comunità di Zelarino, dove prestava servizio parrocchiale, e l’intera Diocesi di Venezia. Il suo nome resta legato a una vita lunga quasi un secolo, segnata da responsabilità e servizi diversi.

Avrebbe compiuto cento anni il 17 novembre 2026. A raccontare il “diacono operaio”, però, non è soltanto il traguardo anagrafico sfiorato: sono i quarant’anni alla Breda, i ventuno accanto ai detenuti e il servizio alla comunità. È in questi luoghi, e nella vicinanza offerta agli altri, che si riassume la sua eredità.

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