Addio a Vitaliano Borromeo Arese, il “principe imprenditore” che ha trasformato il turismo sul Lago Maggiore
Vitaliano Borromeo Arese è morto a 66 anni. Dai Castelli di Cannero alle Terre Borromeo, il suo impegno per il patrimonio del Lago Maggiore.
Il Lago Maggiore perde uno dei protagonisti della valorizzazione del suo patrimonio. Vitaliano Borromeo Arese è morto a 66 anni nella serata di sabato 17 ottobre 2026. Principe e imprenditore, aveva legato il proprio nome a un progetto capace di tenere insieme la tutela di un’eredità secolare e una gestione moderna delle sue attività turistiche e culturali.
Dai Castelli di Cannero alle isole, passando per il parco di Villa Pallavicino a Stresa, il suo impegno ha interessato alcuni dei luoghi più rappresentativi del territorio. Un percorso nel quale il ruolo di custode dei beni di famiglia si è intrecciato con quello di presidente di una società impegnata a far crescere il circuito delle Terre Borromeo.
Chi era Vitaliano Borromeo Arese
Vitaliano Borromeo Arese era l’undicesimo capo del ramo primogenito della storica casata, che annovera tra i propri antenati san Carlo Borromeo. Un’appartenenza che portava con sé la responsabilità di un patrimonio storico, artistico e naturale profondamente legato al Lago Maggiore.
La sua attività, però, non si è limitata alla conservazione di questa eredità. Nel corso degli ultimi quindici anni ha dato un impulso decisivo allo sviluppo delle attività legate al territorio, affiancando alla cura dei luoghi una visione imprenditoriale orientata al turismo e alla promozione culturale.
È in questa doppia dimensione che si riconosce il tratto centrale del suo percorso: da una parte la continuità con la storia della famiglia, dall’altra la volontà di valorizzarne i beni attraverso una gestione capace di guardare al futuro.
Le Terre Borromeo e la crescita di Kaleon
Il fulcro del suo lavoro era Kaleon SpA, la società di famiglia della quale ricopriva la carica di presidente del consiglio di amministrazione. Nata per gestire e valorizzare il circuito turistico, storico e naturale delle Terre Borromeo, la società riunisce un’offerta che attraversa arte, paesaggio e natura.
Sotto la sua guida, le attività hanno conosciuto una forte crescita. Il percorso di sviluppo degli ultimi quindici anni ha portato il gruppo fino alle soglie della quotazione in Borsa, un passaggio che restituisce la dimensione raggiunta dal progetto imprenditoriale.
Il circuito rappresenta il punto d’incontro tra luoghi diversi, accomunati dal rapporto con il lago e con la storia dei Borromeo. La gestione di questo insieme è stata al centro della sua visione: valorizzare le singole destinazioni senza perdere di vista il patrimonio complessivo di cui fanno parte.
Dai Castelli di Cannero a Villa Pallavicino
Tra gli interventi più significativi legati al suo nome c’è il restauro dei Castelli di Cannero. Vitaliano Borromeo Arese aveva fortemente voluto e seguito l’impegnativo recupero della fortificazione sul lago, uno dei progetti più rappresentativi del suo impegno per il patrimonio storico del territorio.
Accanto ai restauri, il suo percorso ha compreso anche l’ampliamento dell’offerta del circuito. Sotto la sua guida, la società ha acquisito il celebre parco di Villa Pallavicino, a Stresa, integrandolo nella proposta naturalistica delle Terre Borromeo.
Sono due esempi diversi dello stesso orientamento: intervenire sui beni storici e, allo stesso tempo, dare spazio alla componente naturale del Lago Maggiore. Un lavoro che ha unito la cura delle testimonianze del passato allo sviluppo delle attività rivolte ai visitatori.
La cura dell’Isola Bella e dell’Isola Madre
Un altro capitolo centrale riguarda il consolidamento della gestione dei beni di famiglia, a partire dal Palazzo Borromeo e dai giardini dell’Isola Bella e dell’Isola Madre. Luoghi nei quali il valore artistico e quello paesaggistico sono strettamente intrecciati.
La loro valorizzazione si inserisce nello stesso percorso manageriale che ha accompagnato la crescita delle Terre Borromeo. Non un impegno circoscritto a un singolo restauro, dunque, ma una responsabilità estesa a un insieme di destinazioni storiche e naturalistiche.
La famiglia e il legame con il territorio
Vitaliano Borromeo Arese lascia la moglie Marina, i figli Giberto e Lodovico e la madre, la principessa Bona. La sua scomparsa rappresenta una grave perdita per le comunità del Verbano e del Lago Maggiore, che lo ricordano come un custode attento e moderno di un’eredità secolare.
Il suo lascito si riconosce nei progetti seguiti, nei restauri sostenuti e nella crescita del circuito delle Terre Borromeo. È qui che si incontrano le due anime della sua storia: il principe chiamato a custodire il passato e l’imprenditore impegnato a costruire il futuro di quel patrimonio.

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