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Si fa presto a dire campo largo: tutte le spine di Letta e del centrosinistra

ENRICO LETTA SEGRETARIO NAZIONALE DEL PD
Tempo di lettura stimato 3 minuti

In vista delle politiche 2023, Enrico Letta è chiamato a rimettere insieme i litigiosi esponenti dei partiti del centrosinistra. Il segretario del Pd si è posto come il collante politico della futura coalizione di centrosinistra e sta cercando di riprendersi tutto il consenso possibile, consapevole delle difficoltà che ogni giorno gli pongono vecchi e nuovi alleati, in primis il M5S.

Il campo largo a sinistra

Durante il Congresso di ArticoloUno, lo scorso 23 aprile, Letta ha riaperto le porte all’ala più sinistra della coalizione e di fronte a Roberto Speranza e alla platea del suo partito ha rivendicato la comunità di temi ed obiettivi che uniscono le due anime, una volta unite nel Pd. Il Ministro della salute ha dichiarato per l’occasione: “Se si fa la sinistra, che serve all’Italia e all’Europa, noi ci siamo” e dal segretario Pd è arrivata una piena apertura: “Alla domanda di Roberto la mia risposta è sì. La mia e nostra intenzione è quella di fare una sinistra per un Paese che ha bisogno di più sinistra e più sinistra vincente”. Dalle colonne del nostro giornale, Arturo Scotto, coordinatore di ArticoloUno aveva affermato: “Per la prima volta si apre uno spazio possibile di egemonia per la sinistra politica. Perché torna il tema di uno Stato che non può regolare da solo le contraddizioni della società”, chiarendo che “il mondo nuovo è un mondo dove la sinistra può ritrovare una propria identità ed una propria forza, nella capacità di rimettere al centro la lotta alle disuguaglianze.”

Il campo largo verso Azione e Italia Viva

Ma il contesto della coalizione è ben più complicato, soprattutto nei rapporti Pd-M5S, ma anche rispetto al collocamento eventuale di Azione di Carlo Calenda e quello (sempre meno probabile) di Italia Viva di Matteo Renzi. Il vero punto di squilibrio risiede al momento proprio nel M5S e nella linea politica che sta adottando Giuseppe Conte: le ambiguità su Macron, i continui attacchi al governo Draghi sugli armamenti da inviare all’Ucraina e le troppe spinte antiatlantiche che emergono dal movimento in politica estera. Lo stesso Calenda (come Renzi d’altra parte) ha sempre affermato che non intende schierarsi mai in un raggruppamento in cui ci siano anche i pentastellati.

Su Italia Viva, invece, il segretario Pd ha avuto modo di affermare: “Italia viva? Ho già detto che lavoro per unire, ma in molti comuni ha deciso di andare con la destra e questo non aiuta.“ Al momento, l’unico punto di convergenza sembrerebbe essere attorno al dibattito sulla legge proporzionale, sempre più presente in alcune dichiarazioni politiche di queste settimane, ma non completamente sposata dallo stesso Enrico Letta.

Pd e M5S

Di pochi giorni fa l’ultimo incontro fra Enrico Letta e Giuseppe Conte, terminato con un’identica nota da parte dei due partiti, in cui si è parlato di “confronto cordiale ma franco”, dopo le tensioni delle ultime settimane. Tuttavia, non sembrerebbe cambiato poi molto: tra Pd e M5S rimane la distanza sul tema del conflitto e su quello dell’invio delle armi all’Ucraina, come sulla scelta di Conte di richiedere a gran voce che si proceda ad una nuova votazione sulla strategia dell’Italia nel conflitto, ma anche le posizioni dei cinquestelle sul fronte economico hanno più volte agitato le acque. Alla fine dell’incontro però i due esponenti hanno dichiarato di voler continuare insieme in vista delle prossime tornate elettorali, ma come affermato da Andrea Marcucci, senatore Pd, in un’intervista a Il Mattino: “Come si fa ad immaginare una alleanza con due politiche internazionali anche molto diverse tra loro? Ci sono dei paletti che non si possono oltrepassare: l’europeismo e l’atlantismo. Aggiungerei anche il rapporto con il governo Draghi. Il Pd si sente molto rappresento dal presidente del Consiglio, sulla guerra all’Ucraina ma anche in politica interna. Non si può definire campo largo e poi ritrovarsi in un campetto.”

Le affinità Letta-Macron

Come ci ricorda Stefano Folli, dalle colonne de La Repubblica, “a medio termine le posizioni critiche di Conte non sembrano poter condizionare la linea del Pd”, saldamente ancorata alla politica del Governo Draghi, con Enrico Letta che non ha mai mostrato titubanza nei confronti della linea atlantista e pro Nato che l’Unione Europea sta mostrando. Così come come ribadito anche da Emmanuel Macron, nel suo discorso a Strasburgo del 9 maggio scorso (dopo aver vinto le elezioni ed aver respinto le pressioni della destra di Le Pen e della sinistra di Mélenchon): “la libertà e la speranza nel futuro hanno il volto dell’Unione europea.” Il segretario del Pd ha più volte riaffermato che proprio dall’Europa deve ripartire il processo di riforme democratiche, ecologiche, finanziarie ed economiche che dovrà coinvolgere il nostro Paese. “Un’Europa sovrana, unita, democratica e ambiziosa”, come ha affermato Macron.

@L_Argomento

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