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Politica

Salvini concavo e convesso: il ko al referendum è solo l’inizio (della fine?)

Dimentica che la Lega è al governo del paese e risponde in solido con tutti i partner della maggioranza sul caro energia come su tutti gli altri problemi

MATTEO SALVINI SEGRETARIO LEGA

Sono almeno tre i passaggi controversi della conferenza stampa di Matteo Salvini dopo la domenica elettorale. Il primo riguarda le amministrative, il secondo il futuro di tutti. Quando il segretario della Lega dice che il suo competitor è il centrosinistra e non Fratelli d’Italia certifica una volta di più la sofferenza che ha dinanzi al suo alleato (ancora per quanto?) che quadruplica i consensi.

Amministrative

Non ha senso oggi citare i piccoli comuni dove la Lega ha vinto, quando in uno grande come Verona si apre uno scenario che descrive al meglio la rottura in atto nel centrodestra: il sindaco uscente Sboarina al 30% e il civico Tosi al 20% se fossero andati assieme avrebbero forse preso più di Tommasi (41%). E ancora, tutte le liste di centro prendono più della Lega (ferma al 6%), mentre Fdi supera l’11%. Ciò ci consegna uno spaccato preciso, dove nei territori gli elettori chiedono al centrodestra unito di allargare davvero il campo e non di restringerlo per via di capricci o dispetti tattici; e dove al contempo l’alleanza presenta tutte le proprie fragilità, al netto di buoni dati.

Referendum

Sul referendum Salvini ha detto, se possibile, di peggio: troppo facile osservare oggi che il quorum del 50% andrebbe rivisto, dal momento che è una considerazione che si fa ormai da anni. Il tema vero è che la campagna referendaria è stata condotta dal solo Roberto Calderoli dopo che il segretario ne aveva intuito i pericoli legati al suo consenso (sempre calante). Questo voler procedere cocciutamente a strappi, senza una visione di insieme, dicono alcuni dirigenti leghisti, non fa cambiare rotta tanto al partito quanto al leader.

Politiche 2023

Altra partita quella che riguarda il futuro. Salvini fa il punto sulle elezioni di ieri (amministrative più referendum) per poi al contempo convocare una riunione d’urgenza sui temi economici, dimenticandosi che la Lega è al governo del paese e risponde in solido con tutti i partner della maggioranza sul caro energia come su tutti gli altri problemi. Si tratta di un elemento che è in piedi dal giorno in cui è nato il governo Draghi e non potrà mutare status, se non quando l’attuale esperienza terminerà. E invece la delicatezza del momento, con il premier in Israele per il dossier gas, imporrebbe alle coalizioni quantomeno di prepararsi con cura (e senza populismi) ad una competizione basata sulla potabilità di scelte e interpreti.

@L_Argomento

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