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Prima slavina sul Pd: Bonaccini punta a spodestare Letta

ENRICO LETTA POLITICO STEFANO BONACCINI POLITICO
ENRICO LETTA POLITICO STEFANO BONACCINI POLITICO

Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, è stato tra i primi e più forti oppositori alla strategia del campo largo di Enrico Letta. Oggi, dopo la caduta del governo Draghi e con le elezioni alle porte, rivendica le sue istanze e forse si pone quale futura candidatura alternativa di Letta alla segreteria Pd.

Bonaccini e la strategia del campo largo

Prima della giornata di ieri Bonaccini aveva dichiarato “Conte deve fare retromarcia.  A rischio l’alleanza con il Pd”. Il presidente dell’Emilia-Romagna aveva già indicato chiaramente che: “Se cade il governo, il Paese rischia un vuoto e un rallentamento molto pericolosi” e che comunque fosse andata, occorreva all’interno del partito una riflessione sui 5 Stelle. Oggi alla luce dei fatti di ieri, di fatto l’alleanza Pd e M5S non esiste più.

Bonaccini è uno dei governatori dem più votati e aveva saputo calamitare intorno a sé i voti di una parte del centrodestra emiliano-romagnolo, ma anche degli stessi pentastellati. Tuttavia non hai mai appoggiato in pieno la linea del campo largo ed è stato uno delle poche voci che negli ultimi mesi aveva più volte denunciato come il Pd si fosse troppo appiattito sulle posizioni grilline.

Dopo quanto accaduto ieri, il governatore ha affidato ai social questa riflessione: “Ha prevalso l’irresponsabilità nei confronti del Paese. L’errore madornale dei 5Stelle di aprire una crisi al buio ha trovato oggi una risposta ancor più irresponsabile da parte di Lega e Forza Italia: sfiduciare Mario Draghi significa lasciare senza governo il Paese e senza risposte gli italiani. Inascoltati gli appelli del Quirinale, di tanti amministratori locali, dei sindaci, delle rappresentanze economiche e sociali, del Terzo settore e dell’associazionismo. Con l’idea di lucrare qualche voto in più sulla pelle dell’Italia. Ne renderanno conto agli italiani”.

Bonaccini in corsa per la segreteria Pd?

Già nel 2021 c’era chi lo voleva in campo per la segreteria Dem, per sostituire il dimissionario Nicola Zingaretti, ma Bonaccini si smarcò, indicando come sua priorità la gestione della sua regione, in piena crisi pandemica. E fu lui uno degli esponenti Pd che chiese con più forza a Letta di accettare la candidatura, tanto che disse: “Ringrazio Enrico Letta per aver raccolto un appello largo. La sua candidatura alla guida del Pd è un atto di generosità che responsabilizza tutti a fare un passo avanti. Per il bene della nostra comunità politica e per il bene dell’Italia”.

La realtà politica ha poi preso il sopravvento e quanto successo negli ultimi mesi ha marcato la distanza tra il governatore e il segretario. Nel frattempo Bonaccini ha guadagnato credibilità all’interno del partito e recentemente ha anche indicato (durante un’intervista ad Agorà Estate) quale ritiene sia l’agenda politica che il Pd deve mettere in campo. “Il Pd nei prossimi mesi deve costruire una proposta per il Paese che possa interessare milioni di italiani, ancorata all’Europa e che riesca a vincere l’elezione. Non so se definirlo campo largo o campo stretto, ma bisogna scegliere quattro o cinque punti cardini su cui costruire una proposta e capire a chi può interessare”.

Dal campo largo ad un partito del ‘Draghi dopo Draghi’

Bonaccini chiedeva già da tempo che il Pd allargasse il proprio sguardo in vista della tornata elettorale e chiedeva che si ascoltassero più che i cinque stelle, le istanze civiche, quei tanti movimenti che ora orbitano al centro della scena politica, di ispirazione liberale, moderata e progressista: dai fuoriusciti moderati dei principali partiti italiani, ma anche Italia viva, Insieme per il Futuro, Azione, +Europa e gli altri che potrebbero arrivare in questi giorni. Secondo Bonaccini, infatti: “oggi le persone cambiano voto molto rapidamente, quindi ci si può rivolgere ad elettorati che fino a poco tempo fa non pensavano di poterti votare. Bisogna quindi impegnarsi sui temi perché non ci sono più baluardi insormontabili”.

Uno degli endorsement più forti verso Bonaccini è stato quello del senatore dem Andrea Marcucci: “Penso che la strada indicata da Bonaccini sia quella giusta. Non si possono fare alleanze preventive a scatola chiusa. Il Pd ha i titoli e le qualità per trovare un’intesa a partire dai più simili. Il filo conduttore deve essere europeismo, atlantismo ed agenda Draghi”. E se questo era il pensiero prima del palesarsi della crisi, a maggior ragione la linea tracciata vale oggi dopo l’uscita di scena del governo Draghi e con le elezioni dietro l’angolo.

@L_Argomento

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