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Perché sono le amministrative a sabotare l’agenda della maggioranza

MARIO DRAGHI

A meno di un mese dalle elezioni amministrative, tanti ancora i nodi da sciogliere sul piano legislativo e delle riforme. Draghi chiede un’accelerazione sugli obiettivi in vista del 30 giugno e i partiti alle prese con la campagna elettorale cercano il più possibile di fare melina.

Ddl Concorrenza

Raggiunto l’accordo sui Balneari, che però solo rimanda la questione degli indennizzi (su cui c’è stato il braccio di ferro di Lega e FI), sul governo di Mario Draghi rimangono ancora forti le pressioni delle tempistiche di approvazione del Ddl concorrenza, a cui manca ancora l’accordo sulla nomina dei componenti delle Authority. Tutto entro il 30 maggio aveva ricordato il Premier, altrimenti verrà posta la questione di fiducia, rischio che non è ancora definitivamente allontanato e questo pomeriggio in Consiglio dei ministri tornerà a ribadire quello che ha detto più volte durante l’ultima settimana, perché il tema non si esaurisce certo con la mediazione al Senato sul disegno di legge per la concorrenza.

Delega fiscale

Ancora aperta anche la partita sulla delega fiscale, calendarizzata alla Camera il 20 giugno (dopo le elezioni amministrative). Il faticoso accordo di mediazione sul catasto individuato da Draghi con Lega e FI deve ancora trovare un’elaborazione definitiva e dovrà essere integrato. Una volta approvata, poi, bisognerebbe entro dicembre 2022 dare il via libera ai relativi decreti delegati e i tempi stanno diventando sempre più stringenti. Al momento, però, quella fiscale è la riforma che meno influisce sugli impegni presi con la UE, ma comunque entro il 30 giugno dovrà ricevere l’approvazione. A bloccare il testo, fermo in commissione Finanze al Senato, è la posizione dei due partiti della maggioranza di centrodestra FI e Lega, contrari a “nuove tasse sulla casa e sui risparmi degli italiani”.

Riforma giustizia e Decreto Aiuti

La riforma della giustizia e del Csm sono un altro nodo al pettine del governo. La gran mole di emendamenti presentati (soprattutto da Lega ed Iv) non fa pensare che si possa arrivare ad approvazione prima del referendum del 12 giugno. Malgrado l’incertezza sul quorum, che potrebbe non essere raggiunto, la riforma potrebbe comunque subire dei contraccolpi nella discussione in aula. Per il decreto Aiuti, invece, si sono aperti discreti spiragli, salvo il problema del termovalorizzatore di Roma, osteggiato a tutto campo dai 5S, che rischia di diventare un forte fronte di discussione in fase di approvazione.

Tensioni 

Il quadro ci racconta quindi come i partiti della maggioranza, trasversali e in opposizione tra loro nelle coalizioni elettorali, stiano andando in serio affanno, obbligati da un lato alla responsabilità di governo che hanno assunto e costretti dall’altro a massimizzare consenso in vista del 12 giugno. Nessuno sembra davvero intenzionato a voler lavorare per far chiudere in anticipo la stagione del governo Draghi, perché i rischi a cui si andrebbe incontro appaiono davvero elevati.

Nello scenario di crisi economica che stiamo vivendo, staccare la spina al governo e rischiare di perdere parte dei finanziamenti del Pnrr, non è scelta che sembra davvero percorribile. Solo FdI all’opposizione può rivendicare la richiesta di elezioni anticipate senza subire un contraccolpo in termine di consensi. Al momento, Lega, FI e M5S e parzialmente il Pd si limitano a dare battaglia (fuori e dentro il governo) per recuperare consenso e rivendicare modifiche e traguardi nella prospettiva breve delle elezioni di giugno, dove si comincerà a capire come si è redistribuita la forza politica di ciascun contendente.

@L_Argomento

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