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Perché i magistrati scioperano contro la riforma Cartabia

MARTA CARTABIA MINISTRA DELLA GIUSTIZIA

L’Anm ha approvato lo sciopero contro la riforma Cartabia. L’assemblea generale dell’Associazione magistrati, riunitasi nei giorni scorsi a Roma, si è espressa a favore della giornata di sospensione contro la riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm: 1.081 i favorevoli, 169 i contrari e 13 gli astenuti.

I motivi dello sciopero

Non si conosce ancora la data (comunque entro il 20 maggio), che verrà decisa dalla giunta esecutiva centrale dell’Anm, ma si conoscono i motivi: “Non scioperiamo per protestare ma per essere ascoltati”, si legge nella mozione unitaria approvata. La protesta “sarà un modo per comunicare le ragioni del dissenso non un modo per protestare contro una legge in fieri” ha detto il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia.

“Noi non possiamo pensare che la discussione si sia chiusa. Noi vogliamo la riforma, si tratta solo di correggere alcune strutture. Lavoreremo per questo e chiediamo al Senato di riflettere su alcuni aspetti.” I magistrati hanno anche ventilato altre possibili forme di protesta, se non verranno ascoltate le loro istanze, rivolte principalmente contro la separazione delle carriere e contro i criteri di valutazione delle toghe. Dall’Anm si evidenzia il pericolo di azioni di ritorsione nei confronti della magistratura e la paura che siano solo i magistrati a pagare per le inefficienze del sistema. All’Assemblea hanno partecipato molti esponenti politici, che si sono confrontati direttamente con i magistrati in merito alla riforma approvata alla Camera.

Il tema delle porte girevoli

L’esponente di Italia Viva, Catello Vitiello, responsabile Giustizia e componente della commissione Giustizia della Camera ha ricordato l’astensione del suo partito in fase di votazione della riforma, giudicata semplicemente inutile. “Deve contare il merito, e non l’appartenenza.” ha dichiarato di fronte ai magistrati. “Sulle porte girevoli c’è stata un’incomprensibile disparità di trattamento tra fuori ruolo e toghe in politica, invece di decidere per tutti un periodo di decantazione e poi il rientro”. Assecondando parzialmente la richiesta di una parte di Anm di avere una vera e propria separazione tra giudici e pm.

Il correntismo delle toghe e il sorteggio temperato

Dalla Lega, è arrivata invece la richiesta di Giulia Bongiorno: “La riforma va cambiata al Senato”. E la senatrice ha posto l’accento sulla mancata incidenza che la riforma ha sul correntismo all’interno dell’Anm. E se ha raccolto consenso dall’assemblea parlando dell’occasione persa con il sorteggio temperato, lo stesso non è accaduto quando ha riproposto il tema della politicizzazione delle toghe. A dimostrazione che quello che preoccupa i magistrati è che l’introduzione del fascicolo disciplinare andrebbe ad incidere sulla loro libertà ed autonomia.

Il fascicolo del magistrato

Ed è stato lo stesso Enrico Costa, di Azione, a difendere l’emendamento che ha introdotto il fascicolo disciplinare, chiedendo più coraggio ai magistrati, soprattutto in merito al tema della presunzione di innocenza. Netta da parte dell’Anm la critica sugli illeciti disciplinari previsti dalla riforma: “Mi chiedo chi stabilirà che cosa è di interesse pubblico, e in rapporto a quale realtà” ha ribattuto, infatti, a Costa Eugenio Albamonte di Area.

I dubbi in vista dell’approvazione

Da Pd e M5S sono arrivati due interventi che hanno richiesto ai magistrati di mantenersi su di una linea di confronto e non di scontro. All’assemblea dell’Anm in assenza della Ministra Cartabia, ha partecipato il suo capo di gabinetto Raffaele Piccirillo. La Ministra ha solo dichiarato “La nostra magistratura è un presidio del nostro vivere democratico” ed affermato di non aver voluto partecipare per rispetto della magistratura stessa.

Dall’ANF parole nette a favore della riforma e contro la presa di posizione della magistratura: “Con la riforma dell’ordinamento giudiziario, si può realmente aprire una fase di rinnovamento della giustizia” ha dichiarato Giampaolo Di Marco, segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense. Dello stesso tenore il Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, Gian Domenico Caiazza che attacca la magistratura che “contesta una legge in fieri, e questo significa che l’ordine giudiziario vuole esercitare un potere di interdizione nei confronti di governo e Parlamento”, cercando di contrastare il processo di riequilibrio tra i poteri dello Stato.

A livello politico, ora, il rischio che si debba ricorrere alla fiducia in Senato aumenta; il governo ha più volte ribadito che non intende apportare correzioni al Senato, malgrado il pressing che arriva da Italia Viva e Lega.

@L_Argomento

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