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Internazionale

Oltre Kiev e sanzioni c’è un tesoretto nella piazza Rossa

Da un lato un possibile surplus, dall’altro la contrazione dell’economia russa dell’11,2%, secondo la Banca Mondiale.

Non c’è solo il flop militare su Kiev a tenere banco nella guerra che si avvia al 50mo giorno. Oltre la mancata presa della capitale e oltre le sanzioni che stanno condizionando l’appoggio tout court degli oligarchi a Vladimir Putin, potrebbe esserci un tesoretto che prende il nome di surplus accanto alla probabile contrazione dell’economia russa (con danni anche all’Europa).

Plus

Secondo i dati diffusi dalla Banca Centrale della Russia la bilancia dei pagamenti per beni e servizi da e verso l’estero ha fatto segnare nel primo trimestre dell’anno un più 58,2 miliardi. Si tratta di un trend che migliora di due volte e mezzo i numeri fatti registrare dodici mesi prima. Al contempo la Banca Centrale russa ha rafforzato i controlli sui capitali nel tentativo di sostenere le attività nazionali e il rublo. La mossa si somma alla richiesta avanzata da Putin di pagare in rubli i futuri contratti di gas, che ha fatto guadagnare terreno alla valuta dopo i passi falsi degli ultimi mesi.

Minus

L’economia russa si ridurrà dell’11,2% secondo la Banca Mondiale, a causa dell’invasione in Ucraina. E’ di fatto il secondo grande shock in quella macro area, perché successivo alla pandemia, in un momento in cui molte economie stavano ancora lottando per riprendersi dai danni del covid. Anche le sanzioni influiranno, in quanto si sono già dimezzate il numero di navi in arrivo nei porti russi, con un effetto a catena sui paesi vicini, osserva la Banca Mondiale in un paper ad hoc: “L’impatto della guerra si sta riversando a cascata attraverso i forti legami commerciali, finanziari e migratori della regione, provocando notevoli danni economici ai paesi vicini”.

Contrazione

Secondo Goldman Sachs ci sarà una contrazione del 10%, mentre il think tank dell’Institute for International Finance ha previsto un calo più dannoso del 15% del PIL russo nel 2022 e di un ulteriore 3% nel 2023. La stessa Goldman Sachs ha però previsto che l’attività in alcune economie farà registrare dei segni più in paesi come Ungheria e Sud Africa compensati da cali in Polonia e Repubblica Ceca.

@L_Argomento

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