Il Pnrr non basta per la ripresa. Parla Franco

Il Pnrr non basta per la ripresa. Parla Franco

La crescita non si aggancia con il solo Pnrr, occorrono investimenti su una formazione più alta

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Il Pnrr non basta per la ripresa. Parla Franco
Questo è parlar Franco, si potrebbe dire. Perché il ministro dell’ecomomia Daniele Franco parla con un messaggio chiarissimo e inchioda vulnerabilità e responsabilità dell’economia italiana, troppo a lungo ristagnante e oggi in faticosa uscita dalla paralisi della crisi covid.

La crescita va stabilizzata. l’anno nero a causa della pandemia, che ha fatto crollare il Prodotto interno lordo del 9 percento, i dati del 2021 lasciano intravedere finalmente la luce in fondo al tunnel, ma questo raddoppia le responsabilità per il nostro Paese. “Quest’anno cresceremo circa del 6%, il prossimo almeno del 4%. Sono tassi anche più elevati di quello che attendevamo per il 2021, ma occorre tenere a mente che abbiamo perso 9 punti di Pil lo scorso anno”, dunque “torniamo dove eravamo prima”, avverte il responsabile del Mef da Lecce, partecipando al convegno ‘Pnrr è bene comune’.

Ecco perché, ci tiene a rimarcare, “il vero test è la crescita del nostro Paese dopo questa fase di recupero”, indicando i prossimi anni fino al 2026. “Il nostro problema è crescere stabilmente, più di quanto abbiamo fatto in passato, perché siamo cresciuti poco”. Franco non entra nel merito delle cause, ma indica alcuni dei fattori che hanno condizionato il passato, anche recente, dell’economia italiana: “Abbiamo investito poco”. Portando l’esempio del 2019, infatti, sottolinea come, tra pubblico e privato, la quota sia stata del 18% del Pil “mentre altri paesi dell’area euro stavano sopra 22”. Non solo: “Studiamo relativamente poco, in media. Abbiamo tassi di giovani che si diplomano e si laureano inferiori alla media degli altri Paesi, spendiamo poco in ricerca e sviluppo e abbiamo tassi di occupazione relativamente bassi. Ecco, noi dobbiamo affrontare tutto questo”.

Ma chi crede nelle capacità ‘salvifiche’ del Pnrr è bene che, a parere del ministro, si ricreda. In fretta: “Il piano può essere uno degli strumenti, non il solo”. Franco non usa giri di parole nella sua riflessione: “Il Pnrr non è la ‘bacchetta magica’.

Dobbiamo attuarlo bene, ma serve anche altro”. Il cammino da fare per l’Italia è ancora lungo, dunque. “A metà febbraio abbiamo ereditato molto lavoro fatto dal precedente governo e in due mesi e mezzo abbiamo chiuso rispettando le scadenze sui tempi. Adesso – ribadisce il ministro – abbiamo una fase di attuazione del Pnrr in cui è importante condividere con l’Italia in senso ampio i problemi e anche la ricerca di soluzioni”. Perché “dobbiamo avere chiaro che disegnare il piano non è stato facilissimo, ma attuarlo sarà molto più difficile, per l’amministrazione centrale, per le Regioni, le Province, i Comuni: dobbiamo essere consapevoli di questo sforzo”.

L’appello è accorato: “Da parte nostra sarà bene, in questa fase, avere un dialogo con tutti e ascoltare con molta umiltà e avere consapevolezza che molte soluzioni attuative vanno trovate strada facendo”. Anche se c’è, proprio all’interno del governo, ha una visione ancora più ottimistica di quella del responsabile dell’Economia. Come Renato Brunetta: “Le riaperture e la ripartenza dei consumi consolideranno la crescita per ora prevista al 6% – dice il ministro della Pa al ‘Messaggero’ -. Ma mi aspetto un boom per Natale. Cresceremo di più. Forse verso il 7%”. Ma dalle parti del Mef l’imperativo categorico è volare basso”.
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