Il Nobel che non t’aspetti: candidati i sanitari italiani

Il Nobel che non t’aspetti: candidati i sanitari italiani

La nomination è stata avanzata dalla Fondazione Gorbachev, “emozione” dagli interessati

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Il Nobel che non t’aspetti: candidati i sanitari italiani
Sarebbe una prima volta in assoluto: il Nobel per la pace a un servizio sanitario nazionale.

E non per operazioni in teatri di guerra ma per il lavoro sul campo – effettivamente, bellico – della sanità pubblica italiana. Una nomination arrivata dalla Fondazione Gorbachev, che si occupa di pace nel mondo dopo che l’ex presidente russo (ultimo presidente sovietico) è stato insignito proprio di quel premio Nobel.

E al Ministero della sanità, neanche a dirlo, già si gonfiano il petto, provando a catturare la scena per la politica. E non avendo capito che si tratterebbe dei medici e degli infermieri, degli ambulanzieri e degli specializzandi: sarebbero i nostri eroi in prima linea a dover essere eventualmente premiati.

“Sono donne e uomini del nostro servizio sanitario nazionale, non mi è mai piaciuto usare la parola eroe. Sono persone che hanno fatto il loro lavoro dalla mattina alla sera senza risparmiarsi mai e continuano a farlo.

Tutti, in questo anno così complicato, hanno capito quanto sia importante avere un servizio sanitario all’altezza”. Il ministro della Salute Roberto Speranza parla così dei sanitari italiani, figure riconosciute universalmente come il simbolo di questa pandemia per le quali è arrivata la candidatura a Premio Nobel per la Pace, proposta dalla Fondazione Gorbachev, che ha la sua attività più caratterizzante nell’organizzazione dei Summit Mondiali dei Premi Nobel per la Pace.

L’alto merito andrebbe riconosciuto ai “medici, infermieri, farmacisti, psicologi, fisioterapisti, biologi, tecnici, operatori civili e militari tutti, che hanno affrontato in situazioni spesso drammatiche e proibitive l’emergenza COVID 19 con straordinaria abnegazione, molti dei quali sacrificando la propria vita per preservare quella degli altri e per contenere la diffusione della pandemia”.

La proposta è stata ufficialmente sottoscritta da un Nobel per la Pace, l’americana Lisa Clark, che ha prestato attività di assistenza volontaria durante l’epidemia ed attualmente vive in Toscana. Co-presidente dell’International Peace Bureau, Clark ha ricevuto l’onorificenza nel 2017 e già lo scorso ottobre aveva espresso l’intenzione di portare avanti la procedura. “La sua abnegazione nell’ emergenza del 2020 è stata commovente. Qualcosa di simile a un libro delle favole, da decenni non si vedeva niente del genere”, ha detto Clark. “La nomina del personale sanitario italiano al Nobel per la Pace è un riconoscimento all’impegno e all’abnegazione dei professionisti della salute nella pandemia da Covid-19 e non può che farci piacere. Ringraziamo quindi la Fondazione Gorbachev per la designazione e il Comitato per il Nobel di Oslo per l’accettazione”.

Così dichiara all’Ansa il Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli. “I medici si sono spesi con impegno e abnegazione, senza risparmiarsi e anche a costo della vita: sono ad oggi 341 i colleghi che non ce l’hanno fatta – continua Anelli -.

A loro dedichiamo idealmente questa nomina e tutti i riscontri positivi che sta, in queste ore, ricevendo”. Ultimo tra i medici caduti per il Covid, ricordati sul Portale della Fnomceo, Mauro Serena, Medico di Medicina Generale in pensione del Canavese, attivo come cardiologo. “I medici hanno pagato anche con la vita l’aderenza ai principi del Codice di Deontologia Medica e del Giuramento – continua Anelli -. Hanno risposto ‘si” a ogni richiesta di aiuto, memori di quella promessa di curare tutti, senza discriminazione alcuna. Anche se le mascherine non si trovavano, se i guanti erano finiti.

È questo che è successo al nostro Roberto Stella, che, per la Fnomceo, curava la formazione dei medici. È questo che è accaduto a molti altri, ai quasi 127mila operatori sanitari contagiati”. “Nonostante tutto, i medici hanno continuato a svolgere il loro lavoro, moltiplicando i sacrifici e le rinunce: oggi più che mai possiamo dire, a ragion veduta, che sono loro, che sono i professionisti e gli operatori, il vero tessuto connettivo che ha tenuto e tiene in piedi il Servizio sanitario nazionale”.
Il Nobel che non t’aspetti: candidati i sanitari italiani

 

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