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Il manifesto di Draghi per l’Ucraina (e per la Ue di domani)

L’informativa del premier in Parlamento da un lato chiude le polemiche di chi ha sollevato dubbi sulla posizione italiana e dall’altro offre quella visione che serve all’Unione per riformarsi grazie alla crisi con Mosca

MARIO DRAGHI

Una Ucraina fermamente in Ue che deve essere appoggiata nel tipo di pace che sceglierà. Il messaggio che Mario Draghi consegna al Parlamento italiano è come un manifesto per la nuova Ue e non solo tarato sul conflitto in corso: da un lato infatti sgombra ancora una volta i dubbi di un eccessivo schiacciamento verso gli Usa e dall’altro “soddisfa” quanti chiedevano di vedere fisicamente il premier alle Camere per spiegare le decisioni italiane sul conflitto in Ucraina. E così è stato.

Roma & Nato

In primis Draghi ha ricordato nuovamente che Roma si muoverà parallelamente con i partner della coalizione atlantica ma che sarà Kiev, e non altri, a decidere alla fine quale pace accettare. Un passaggio fondamentale che si è reso necessario dopo che qualcuno aveva interpretato le parole del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, a proposito di una possibile mediazione che coinvolgesse Crimea e Donbass: fatto che sui giornali degli altri paesi europei non ha trovato la stessa rilevanza italiana, semplicemente perché altrove non sono state strumentalizzate le parole di Stoltenberg.

Strategia

Anche per questa ragione e per pesare gli altri attori in causa Draghi incontrerà a luglio il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, colui che assieme a Viktor Orban si sta mettendo di traverso a Ue e Nato al fine di conquistarsi un maggior peso decisionale per partite parallele, da giocarsi sul tavolo mediorientale e nelle relazioni militari con gli Stati Uniti.

Draghi è stato netto nelle comunicazioni, soprattutto rivolgendosi a chi ancora nutriva dubbi sulla reazione italiana: “Il contributo italiano è pari a 2500 unità e nel medio periodo siamo pronti a rafforzare in Ungheria e Bulgaria il nostro impegno con rispettivamente 250 e 750 unità in linea con l’azione dei nostri alleati e valutiamo il sostegno alla Romania per lo sminamento marittimo del Mar Nero e anche alla Slovacchia nella difesa antiaerea”, ha sottolineato una volta per tutte.

Via di uscita

Il naturale punto di caduta dell’insieme di queste azioni non può che essere “uno sforzo creativo su un modello di conferenza di Helsinki”, proprio per sottolineare ulteriormente che è necessario già da ora progettare la fase post conflitto, così come osservato anche dal presidente francese Emmanuel Macron nel suo discorso a Strasburgo. Matteo Salvini getta fumo negli occhi della maggioranza quando dice che non avallerà l’invio di altre armi, e in sostanza si allinea al metodo Erdogan, abbaiando alla luna quando invece il dado è tratto e non è possibile fare marcia indietro.

@L_Argomento

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