Giuseppe Conte ‘senza stipendio’ non ci convince

Giuseppe Conte ‘senza stipendio’ non ci convince

La prassi vuole che tutti i leader politici percepiscano uno stipendio a fronte del lavoro che svolgono

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Giuseppe Conte ‘senza stipendio’ non ci convince
Giuseppe Conte, è la velina che circola nei giornali, sarebbe al verde. In aspettativa non retribuita dall’università, non godrebbe di rimborsi come presidente del M5S. “Viaggia a sue spese in tutta Italia”, si legge perfino. Sono fandonie. Almeno in parte: perché tutti i bilanci e i regolamenti dei soggetti politici prevedono emolumenti e compensi. Al M5S piace tanto la retorica da aspiranti francescani, come più volte reiterato da Beppe Grillo.

Però francescani non sono, e tanto poveri neanche. L’ultimo bilancio alla Camera fotografava a fine aprile scorso 7,2 milioni di residuo attivo, benché le spese complessive arrivassero a 4,8 milioni di euro, di cui quasi 2,5 milioni per il personale della comunicazione.

Questo senza contare le collaborazioni a progetto, aumentate nell’ultimo anno fino all’importo di 1,6 milioni di euro. Un milione e seicentomila euro di contratti temporanei, solo per incarichi a Montecitorio.

Si sommi la metà degli stessi valori per il Senato e si avrà un residuo di oltre dieci milioni di euro. Alla faccia del poverello di Assisi. Le contribuzioni dei parlamentari arrivano, anche se risentono dei fuoriusciti. Il sito tirendiconto.it non esiste più, dismesso tra i marosi della riorganizzazione interna, ma nessuno ci ha fatto troppo caso. Però Conte, viene detto, “viaggia a sue spese”.

Eppure lo si vede entrare e uscire dalle auto blindate della scorta, quella che peraltro spetta per protocollo di sicurezza al presidente del Consiglio uscente. Il tema vero forse è nelle pieghe della cosiddetta “Spazzacorrotti”, quella legge capestro tanto fortemente voluta proprio dai Cinque Stelle che impedisce ad un leader di partito di prestare la propria opera di professionista – addio quindi alle laute consulenze presso lo Studio Alpa – e di insegnare all’università. Ma Conte da presidente del M5S quale emolumento percepisce?

Lo abbiamo chiesto agli uffici pentastellati di Camera e Senato, per ora senza ricevere risposta. Arriveranno invece presto notizie dai numerosi “ribelli” del Movimento, quelli che il nuovo corso di Conte non lo hanno mandato giù. Contro ogni scaramanzia, venerdì 17, in un bar di Piazza Bellini, a Napoli, i militanti illustreranno insieme all’avvocato Lorenzo Borrè le ragioni dell’impugnazione del voto che ha incoronato Conte presidente del nuovo M5S all’inizio di agosto, e che secondo i ricorrenti presenterebbe “sette motivi di illegittimità”: uno di questi sarebbe la presunta non iscrizione di Conte al M5S.

Gli stessi attivisti sostengono che “il 17 luglio 2021 (lo stesso giorno in cui ha indetto le votazioni per l’approvazione del nuovo statuto)” l’allora reggente grillino Vito Crimi, membro anziano del Comitato di garanzia, avrebbe chiesto all’Associazione Rousseau di “effettuare l’iscrizione di Giuseppe Conte al Movimento 5 Stelle”, adempimento “non ottemperato” dall’Associazione presieduta da Davide Casaleggio, fresca di divorzio dal M5S.

Tra l’altro, in quei giorni il nuovo portale del Movimento non era abilitato a registrare le nuove iscrizioni: tuttora nelle ‘Faq’ del sito movimento5stelle.eu campeggia una scritta in cui si legge che “momentaneamente le nuove iscrizioni sono sospese”.

Tamburi di guerra suonati, perdipiù, da quell’avvocato Borré che fino a ieri nel Movimento veniva considerato come la Cassazione, una fonte indiscutibile di diritto. È lui a tuonare: “Sarà il Tribunale civile a valutare la validità delle speciali modalità di ‘registrazione’ di cui ha usufruito Conte.

È comunque politicamente grave, vieppiù per un movimento che recitava il mantra ‘uno vale uno’, il fatto che Conte abbia potuto accedere ad una procedura non specificata”.
Giuseppe Conte ‘senza stipendio’ non ci convince

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