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Gas tela di Penelope, Draghi apre all’Egitto ma il Pd chiude

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L’Italia è alla ricerca di accordi che le possano garantire la sostituzione del 40% di import proveniente dalla Russia. Così, dopo l’Algeria e il Qatar, e prima di Angola e Congo, è arrivata ieri un’intesa con l’Egitto, annunciata da Eni e dalla società di stato egiziana Egas.

Egitto

L’accordo quadro firmato al Cairo, tra il Presidente di Egas Magdy Galal e il direttore generale Natural Resources di Eni, Guido Brusco, consentirà forniture di gas naturale liquefatto per 3 miliardi di metri cubi nel 2022 (grazie all’impianto di Damietta) e si inserisce nel contesto di una transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio. L’obiettivo è quello di diversificare, aumentando le esportazioni e migliorando la produzione. In Egitto l’Eni è presente fin dal 1954 ed è diventata negli anni la principale società produttrice del Paese. Grazie a questo accordo, Eni non potrà che aumentare le attività di esplorazione nei siti esistenti e in quelli di nuova acquisizione, tra cui il giacimento di Zohr, considerato la più grande scoperta di gas mai realizzata in Egitto e nel Mar Mediterraneo.

Algeria

Dopo le ripetute sanzioni alla Russia e il più volte ventilato embargo, l’Italia ha iniziato le ricerche per diversificare i partner energetici. Il fabbisogno annuale italiano, infatti, si aggira tra i 75 e gli 80 miliardi di metri cubi di gas. Lo scorso anno ne sono stati importati circa il 40% dalla Russia, contro il 31% proveniente dall’Algeria, che è, dunque, già il nostro secondo fornitore. Il recente accordo raggiunto con il paese nordafricano, grazie ad una missione diplomatica che ha visto protagonisti il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e l’AD di Eni Claudio Descalzi, permetterà di aumentare le importazioni di circa il 40%, facendo diventare Algeri il principale fornitore di gas naturale per l’Italia, progressivamente fino ad arrivare nel 2024 ad una fornitura di 9 miliardi di metri cubi all’anno.

Gli altri accordi per l’energia

Altre missioni diplomatiche hanno riguardato poi il Qatar, terzo esportatore di gas naturale per l’Italia, ma anche Congo, Angola, Mozambico. Con il Qatar è stata trovata un’intesa volta ad aumentare le forniture attualmente disponibili, pari a 7 miliardi di metri cubi. Evidente come, oltre la necessità di diversificare e affrancarsi dalle forniture russe, l’obiettivo più stringente per il governo italiano sia riuscire a completare gli stoccaggi di gas in vista del prossimo inverno. Sul fronte del petrolio il nostro Paese può, invece, già contare su forniture aggiuntive che arriveranno dall’Azerbaigian, attualmente nostro primo fornitore di petrolio e terzo di gas naturale.

Critiche piddì

L’accordo con l’Egitto non è piaciuto al PD di Enrico Letta, che si è mostrato seriamente dubbioso, richiamando in campo i problemi di relazioni internazionali che Italia ed Egitto hanno in merito al caso Regeni. Ma, come più volte ribadito dal Ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani, per poter fare a meno del gas russo, l’Italia deve avere la possibilità di importare maggiori quantità di gas liquefatto. Per poterlo fare, il piano del governo è quello di riuscire a sganciarsi dalla rete di distribuzione europea (presumibilmente) nei prossimi 24-30 mesi. In ambito europeo, poi, lo stesso Ministro aveva dichiarato che “non ha senso agganciare il costo delle rinnovabili al gas”, perché è attualmente la materia prima più cara; occorrerebbe invece stabilire un tetto massimo ai prezzi del gas e vendere le rinnovabili a prezzi più equi. Secondo Cingolani, l’Italia dovrà, comunque, cominciare a riaumentare le estrazioni dai giacimenti di gas interni.

@L_Argomento

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