Francia e Italia a confronto tra piani di ripresa economica

Francia e Italia a confronto tra piani di ripresa economica

Le due economie europee viaggiano parallele su due binari diversi

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Francia e Italia a confronto tra piani di ripresa economica
“La Francia è uno degli Stati europei che ha speso e spenderà di più per sostenere la sua economia durante la pandemia” ha scritto Francesco Maselli sul sito web Linkiesta, facendo riferimento agli studi effettuati da due economisti molti vicini al presidente Macron. Gli studiosi avrebbero proposto di attuare politiche di bilancio maggiormente espansive rispetto a quelli già in vigore, favorendo così una ripresa più veloce nel breve/medio termine.

Nell’articolo di Maselli si propone di estendere tale piano economico anche all’Italia, magari favorendo quei ceti produttivi – leggasi la classe media – che nella pandemia hanno risparmiato e che invece ora sarebbero disposti a spendere.

Non sarebbe male come idea, se però il nostro Paese avesse dei fondamentali solidi e non fosse invece gravato da un debito pubblico esorbitante e fuori misura. I soldi che arriveranno dall’Europa e che trovano concretizzazione nel Recovery Fund andranno un giorno restituiti a chi attualmente ce li presta per risollevare – dicono – le nostre sorti. E tale restituzione graverà – ça va sans dire – sulle nuove generazioni, ossia su coloro che oggi sono i più penalizzati dalla crisi pandemica. Il numero dei Neet, cioè di coloro che non studiano né lavorano, è in costante aumento e la scuola oggi non fornisce risposte chiare e certe a chi ripone nell’istruzione estrema fiducia.

Quale piano economico dunque per l’Italia? Un piano che sia fotocopia di quello elaborato in Francia oppure un programma che sappia ripartire dalla valorizzazione dell’impresa medio-piccola fino ad arrivare ad una gestione più oculata dei profitti delle grandi multinazionali che operano nei nostri territori? La seconda opzione sarebbe da preferire.

E Mario Draghi – da profondo conoscitore dei sistemi economici quale è – dovrebbe auspicare una situazione di questo tipo, snellendo le macchinose procedure burocratiche che tolgono fiato a chi decide di investire in Italia.

E se la Francia decide di spendere di più facendo ricorso a politiche espansive, va detto che una congiuntura economica di questo tipo potrebbe non durare a lungo. Le iniezioni di denaro pubblico sono ingenti se i cittadini contribuiscono a pagare le tasse. Ma la pandemia – e qui torniamo al caso italiano – ha generato una notevole perdita di posti di lavoro, con la conseguente incapacità, da parte dei soggetti colpiti, di far fronte alla tassazione pubblica, senza dover per forza dar vita a meccanismi in cui i free rider spopolino senza limiti.

Oggi in Italia la ripresa economica è certo una delle priorità, anzi: la priorità. Attuarla è un imperativo categorico. Si scelgano dunque programmi seri e non ci si lasci imbambolare da quello che si propone in Francia o altrove. Non tutte le economie sono uguali.
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