Covid, Infodemia e disastro comunicativo

Covid, Infodemia e disastro comunicativo

La mancanza di attinenza ai dati scientifici, l’inadeguatezza della comunicazione pubblica

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Covid, Infodemia e disastro comunicativo

Nel 1940, quando l’Italia scese in guerra inopportunamente, si disse che un vento di follia la stava attraversando.

A più di ottanta anni da quell’evento che procurò nel successivo quinquennio orrori al Paese come a tutta l’Europa, un altro, anche esso di tempesta, sta sconquassando il vecchio continente.

Si è alzato a rinforzare quel vento che già stava soffiando carico di Covid 19 e da esso differenziato da caratteristiche salienti.
Il primo si è presentato per cause molto probamente non ascrivibili all’uomo, il secondo certamente no.

La confusione, sia perdonata la ripetizione mai sufficiente a rendere l’idea della sua grandezza, si dirige spedita in tutte le direzioni dell’operare umano, inducendo i vari governi a mettere in atto comportamenti diametralmente opposti a quelli che sarebbero confacenti alla situazione. Qualcosa del genere accadeva per alcuni personaggi di Alice nel Paese delle Meraviglie, che si comportavano in maniera opposta a quella normale.

Ma quella era una favola. Quanto è successo ieri da questa parte dell’Atlantico ha dell’incredibile.

Il governo tedesco, causa la morte sospetta di alcune persone che avevano da poco ricevuto il vaccino AstraZeneca, ne ha bloccato ad horas la somministrazione. In men che non si dica hanno preso la stessa decisione I governi di Italia, Spagna, Francia e Lussemburgo e a essi se ne vanno aggiungendo altri.

È necessaria una prima considerazione, propedeutica alla disamina della problematica che si è innescata di conseguenza.
Sarebbe stato opportuno e peraltro dovuto, che i capi di governo dei vari paesi di cui innanzi avessero dato parte di quanto stava accadendo alla Commissione Europea perché riferisse all’AstraZeneca i problemi verificatisi e, nello stesso tempo, impartisse loro direttive sul comportamento da adottare.

Del resto è quella Commissione l’unico contractor investito ufficialmente del mandato a trattare per l’acquisto dei vaccini e degli altri presidi medicali necessari per fronteggiare la pandemia. Non è questo il contesto per discuterne ma è bene almeno accennare che l’episodio trattato ha sottolineato uno dei nervi scoperti della EU. Peccando di irriverenza, tale comportamento ricorda molto da presso ciò che accade ancor’oggi in campagna.

Se un villico, per un motivo qualsiasi, mette in moto un trattore al solo scopo di fare su di esso opere di manutenzione, dopo poco il vicino fa lo stesso, pensando che il primo voglia iniziare fuori tempo una delle diverse procedure colturali che la terra richiede.

Sia nel caso dei vaccini che in quello dei prodotti della terra, questo comportamento è fortemente penalizzante. È iniziata così una messa al rogo di una parte delle forniture del vaccino incriminato e della stessa casa produttrice.

E dire che il giorno prima in TV, da una delle tante tribune che si stanno occupando della pandemia, il Generale Figliuolo, responsabile in capo dell’unità di crisi, aveva informato, adottando un comportamento sempre meno usato nel consorzio umano, quello dettato dal buon senso, Aveva detto il Commissario che era suo proposito ottimizzare l’uso di ciascuno dei flaconi del prezioso farmaco, iniettando il residuo dopo l’esaurimento delle liste di prenotazione con procedure random da definire nell’immediato.

È doloroso ammetterlo, ma la campagna vaccinale, in Italia come altrove, subirà un drastico rallentamento.

Ancora una volta il governo dovrà adoperarsi a tutto campo, accollandosi altri costi straordinari oltre quelli già messi in conto. Intanto e finalmente la Corte Costituzionale ha messo il sigillo su un comportamento ormai ventennale della giustizia. La stessa ha sancito che eventi come la pandemia devono essere inquadrati in trattamenti disposti dal governo centrale.

Questo pronunciamento del supremo organo giudiziario dovrebbe chiudere la vexata quaestio della competenza e della operatività in materia sanitaria tra il governo centrale, quelli regionali, le provincie e le città. Senza polemica e salvo in tempo, quella da contenere con ogni mezzo è la paura, meglio la diffidenza che, per gli eventi descritti, sta impadronendosi di italiani e non.

Come se non bastassero i problemi già portati da Covid 19, se ne potrebbe presentare un altro, altrettanto grave e non improbabile: il rifiuto della popolazione di farsi vaccinare.

Sicuramente chi di competenza si sta dedicando a immaginare una campagna di informazione valida a contrastare il comportamento innanzi descritto.

Intanto Covid 19 non allenta il suo assedio, anzi mostra segnali evidenti di recrudescenza.

Sarà fondamentale che la popolazione si faccia una ragione che la fine dei disagi non è dietro l’angolo. Allo stato l’unico presidio valido dopo il vaccino è la prevenzione messa in atto da ciascuno nel senso più ampio del termine.

Di più non so, era la conclusione usata da un comico in chiusura dei suoi ragionamenti strampalati.

Oggi purtroppo sta comparendo, motivata, sulle labbra di chi comico non è e dovrebbe reggete le sorti del Paese.

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