Conte parla da leader ma il M5S non c’è più

Conte parla da leader ma il M5S non c’è più

Scissi, confusi, smarriti gli ultimi grillini aspettano dall’ex premier parole rassicuranti

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Conte parla da leader ma il M5S non c’è più
Doveva essere il movimento della democrazia diretta, è diventato l’ennesimo partito personale che osanna il suo leader indiscusso, mette via statuto e Rousseau e si dedica al potere con la brama della vecchia Dc, senza averne la stoffa.

Il Movimento Cinque Stelle o quel che ne rimane dopo le ultime due scissioni si riunisce digitalmente intorno a Giuseppe Conte.

Per il suo esordio da capo partito, lui sfodera il vecchio armamentario della propaganda, con lo streaming del suo intervento all’assemblea degli eletti – rigorosamente in videocall -, dal quale tutti si aspettano risposte ai quesiti più divisivi. In primis, sul tetto ai due mandati, blindato da Beppe Grillo venerdì scorso, scatenando rabbia e delusione nella metà delle truppe pentastellate.

La ‘congiunta’ non è stata riservata solo a deputati e senatori, come di solito avviene, ma vedrà anche la partecipazione di consiglieri regionali, amministratori locali ed europarlamentari: del resto, tutti, chi per una ragione chi per l’altra, aspettavano che il nuovo ‘capo’ parlasse per spiegare il ‘progetto 2050’, diventato ormai un mantra nella comunicazione Cinquestelle, ma di cui, stringi stringi, nessuno conosce davvero i dettagli.

Per capire il mood basta leggere cosa scrive il senatore Di Nicola sulla sua pagina Facebook. “Da Conte mi aspetto parole definitive sulla democratizzazione interna, con organi dirigenti e leader eleggibili, sulla definitiva collocazione nello schieramento progressista del M5S, sulla inderogabilità dei due mandati, su riforme di sistema come la legge elettorale che garantisca governabilità al paese perché si dica basta ai privilegi e alle ingiustizie come l’inaccettabile e vergognoso condono fiscale appena varato dal governo Draghi, un regalo agli evasori e un messaggio devastante per il paese e per tutti i contribuenti onesti”.

Una gamma completa di temi su cui, molto probabilmente, il portavoce abruzzese, come molti altri colleghi, potrebbe rimanere deluso. Quel poco che trapela da diverse settimane a questa parte, infatti, è che il progetto non è affatto chiuso. Anzi, è un continuo ‘work in progress’, dunque il discorso che Conte farà ai suoi non sarà ricco di dettagli.

Magari qualcosa sull’asse col Pd lo dirà, visto che il segretario dem, Enrico Letta, conferma la volontà di costruire un’alleanza, ma “non solo con i Cinquestelle”, in attesa di una evoluzione del Movimento su cui, però, scommette: “Conte ne prende la guida e ha responsabilità di portarlo verso una strada che sia compatibile, non uguale, con noi”.

Poi c’è da sciogliere il nodo del rapporto con Rousseau, che resta incerto, visto che finora i tentativi di arrivare a un accordo non hanno prodotto nessun salto di qualità nella trattativa. Non c’è che dire: un esordio con i fuochi d’artificio, per l’ex presidente del Consiglio.

Che imparerà a misurarsi con il suo nuovo ruolo di capo-partito. Consapevole di quanto complicata sia la partita e che stavolta nemmeno la sua capacità di mediazione potrebbe bastare a evitare altri scossoni nel gruppo.
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