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Chi è il nuovo procuratore nazionale antimafia che ha sconfitto Gratteri

GIOVANNI MELILLO PROCURATORE DELLA REPUBBLICA

Giovanni Melillo, foggiano, è stato nominato a maggioranza dal plenum del Csm. Ha sconfitto il suo più diretto concorrente Nicola Gratteri. Già capo di gabinetto al Ministero della Giustizia, con Andrea Orlando, è attualmente procuratore capo a Napoli.

Chi è 

Melillo ha lavorato a lungo a Napoli, sia come sostituto procuratore che come procuratore aggiunto. Dal 2017 ne è diventato procuratore capo, occupandosi in maniera prevalente di ecomafie. Aveva già ricoperto incarichi alla Procura nazionale antimafia, come sostituto, prima di passare alla Procura generale. Negli anni in cui è stato procuratore aggiunto e coordinatore della Dda a Foggia si è occupato principalmente di inchieste sui clan mafiosi.  Un’unica esperienza fuori ruolo quando Andrea Orlando, dal 2014 al 2017, lo sceglie come Capo di Gabinetto al Ministero della Giustizia. Le esperienze fin qui fatte, ne evidenziano sia la competenza in materia di mafia e terrorismo, sia le doti organizzative; e su questo hanno molto puntato i sostenitori del nuovo procuratore. Melillo succede a Federico Cafiero de Raho.

Melillo vs Gratteri

Giovanni Melillo ha ottenuto 13 voti, contro i 7 di Nicola Gratteri, capo della Procura di Catanzaro, e i 5 ottenuti dal Procuratore aggiunto alla Direzione nazionale antimafia, Giovanni Russo.

Sulla scelta di Melillo hanno pesato molto i voti dei membri di diritto, nonché vertici della Corte di Cassazione, Pietro Curzio (Presidente) e Giovanni Salvi (Procuratore Generale) che si sono sommati a quelli dei membri togati, in particolare i 5 di Area (area progressista del Csm), i 3 di Unicost (area moderata) oltre che dei laici (2 esponenti M5S, 1 indicato da FI).

I 7 voti a Gratteri sono arrivati, invece, dai 4 magistrati di Autonomia e Indipendenza (corrente fondata da Piercamillo Davigo), dai 2 membri laici indicati dalla Lega e da 1 dei membri del M5S.

”Formulo le mie più sincere congratulazioni a Giovanni Melillo, designato dal Csm per il ruolo di Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. A 30 anni dalla stagione delle stragi, va ora a Melillo l’alto compito di continuare a proiettare nelle sfide attuali le idee innovatrici di Giovanni Falcone, che progettò una struttura capace di costante rinnovamento e sempre più ampia cooperazione”, è l’augurio rivolto dalla ministra della Giustizia, Marta Cartabia.

 Il dibattito interno al Csm

La nomina del nuovo Capo della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (DNAA), l’organo con sede a Roma che controlla e coordina l’attività dei procuratori e della polizia giudiziaria che si occupano di criminalità organizzata sul territorio nazionale, è arrivata dopo dibattito piuttosto vivace in Csm. Il pm Nino Di Matteo (ma anche l’altro membro togato Nicola Ardita), intervenendo, ha ipotizzato che una mancata nominata di Gratteri “suonerebbe come una bocciatura e non verrebbe compresa da quella parte di opinione pubblica ancora sensibile al tema della lotta alla mafia e agli occhi dei mafiosi risulterebbe come una presa di distanza istituzionale da un magistrato così esposto.” Ma Giuseppe Cascini, procuratore aggiunto a Roma ha cercato di smorzare i toni dichiarando: “Respingo fermamente l’idea, anche solo suggestivamente evocata, che un voto per Melillo suoni come delegittimazione dell’azione di Gratteri e dei colleghi di Catanzaro, per cui ho stima altissima”.

Melillo era già in partenza il candidato dato per favorito, soprattutto perché ritenuto il più istituzionale viste le precedenti esperienze sia in procura nazionale antimafia che al Ministero della Giustizia. Nicola Gratteri, invece, pur essendo tra i magistrati più esperti di ‘ndrangheta (è sotto scorta da 30 anni) e anche se più lontano dal correntismo, è apparso come più divisivo e più sovraesposto a livello comunicativo.

@L_Argomento

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