Connect with us

Hi, what are you looking for?

Politica

Arrembaggi e ammutinamenti: perché l’Italia resta sempre quella del “che fai, mi cacci?”

GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO NICOLA CHIACCHIO PADRE PIER LUIGI MACCALLI

La scissione nel M5S dopo lo scontro frontale tra Di Maio e Conte, riporta alla memoria i tanti match tra leader e delfini: da Occhetto-D’Alema a Berlusconi-Fini, da Pannella-Capezzone alle tensioni attuali Giorgetti-Salvini. Numerose le liti e le scissioni del passato, che hanno finito per dare vita a partiti piccoli, medi e grandi, alcuni anche protagonisti nell’attuale Parlamento.

Da sinistra a destra

Gli scontri frontali tra opposte correnti e relativi leader all’interno dei partiti, non sono affatto una novità per la politica italiana.

A sinistra le scissioni delineano una sorta di fil rouge e la più importante di tutte, probabilmente fu quella del 1921: al congresso di Livorno del Partito socialista italiano l’ala dei massimalisti decise di uscire per fondare il Partito comunista italiano. Da quel momento difficile tenere il conto delle scissioni che si sono succedute: nel 1991 Achille Occhetto guida la svolta comunista e trasforma il Pci in Pds, ma Armando Cossutta e Fausto Bertinotti si oppongono e dalla scissione nasce Rifondazione comunista (attraversata poi negli anni da più di una scissione interna). Nel 2007 Ds e Margherita decidono di fondersi per creare il Pd, ma alcuni esponenti dell’ex Pci guidati da Fabio Mussi lasciano e danno vita a Sinistra democratica. Nel 2010, in contrapposizione a Pier Luigi Bersani, Francesco Rutelli abbandona il Pd e fonda Alleanza per l’Italia. Ma lo stesso Bersani è protagonista di una scissione nel 2015, quando con un gruppo di ex Ds (tra cui Roberto Speranza e Massimo D’alema) crea Articolo 1, in aperta contrapposizione con la guida di Matteo Renzi che a sua volta per scissione nel 2019 fonda Italia Viva.

Al centro, poi, soprattutto in seguito alla fine della Democrazia cristiana, per anni ci si scontra su chi e cosa siano gli eredi della Dc: nascono i Ccd di Pier Ferdinando Casini, il Ccd di Rocco Buttiglione, il Ppi di Mino Martinazzoli, la Rete di Leoluca Orlando, l’Udeur di Clemente Mastella e altri.

A destra, invece, due scissioni su tutte: nel 1995 nasce Alleanza nazionale e l’ala più radicale del Msi che si riconosce in Rauti lascia e fonda il Movimento sociale fiamma tricolore; nel 2010 il caso più celebre dell’addio di Gianfranco Fini (“che fai, mi cacci?” rivolto a Silvio Berlusconi) che fonda Futuro e libertà. Ma anche altri ex An fanno lo stesso: in primis Giorgia Meloni che nel 2013 crea Fratelli d’Italia. Nel 2015 arriva poi la scissione di Angelino Alfano che fonda il Nuovo centrodestra e dallo stesso anno, il centrodestra si disperde poi in tanti rivoli: Conservatori e riformisti di Raffaele Fitto, Ala di Denis Verdini, Idea di Gaetano Quagliariello, Gal.

Delfini contro leader

Il tema della rivolta dei delfini si è spesso intrecciato anche con lo stato di salute o con la morte dei leader, a volte a prescindere dalle reali intenzioni dei protagonisti. Sappiamo oggi che Achille Occhetto e Massimo D’Alema siglarono un patto di non belligeranza nel garage di Botteghe Oscure nel giorno dei funerali di Enrico Berlinguer e che le dimissioni del segretario Alessandro Natta, formalizzate durante il ricovero a seguito di un infarto, non furono del tutto ‘spontanee’.

Le rivolte più forti, anche mediaticamente parlando, sono state quelle che alcuni delfini hanno portato avanti contro Silvio Berlusconi, perché hanno riguardato esponenti su cui il Cavaliere aveva più volte puntato come propri eredi, da Fini ad Alfano a Toti che nel 2020 divenne un incrocio tra un traditore e un ingrato. Come racconta anche Il Corriere della Sera, il leader sopravvissuto a più delfini, definito “Crono che divorava i suoi figli”, è stato Marco Pannella. Celebre il suo scontro in diretta su Radio Radicale con Daniele Capezzone nel 2006: “Domenica alla radio hai fatto un’ora di trasmissione per farmi un culo così!”, lo accusò il delfino. “Ma aoooh? Ti credi davvero di essere un grande stratega mentre gli altri sono degli str..zi?”, rispose Pannella. Capezzone, giovane segretario radicale non fu più il delfino e Pannella, invece, rimase leader fino alla sua morte.

Oggi la scissione consumata tra Conte e Di Maio, che nel 2018 disse dell’allora presidente del Consiglio: “Sei una delle scelte di cui vado più fiero nella mia vita”, ma dalla partita dei capigruppo a quella del Quirinale, passando per la guerra in Ucraina, si può dire che forse l’amore non era reciproco.

@L_Argomento

Articoli Correlati