Accadde oggi 10 luglio 1976: una nube tossica si abbatté su tutto il territorio compreso fra i comuni di Meda, Seveso, Desio e Limbiate in provincia di Monza Brianza. La causa del disastro fu un reattore guasto della fabbrica ICMESA, che rilasciò nell’atmosfera almeno 3 chili di diossina, una sostanza altamente tossica per la pelle, nonché per i reni, il cuore e il sistema nervoso. I cittadini dei comuni coinvolti si trovarono a dover lasciare le proprie case, nonché i propri affetti di una vita, per essere provvisoriamente trasferiti nei vari alberghi della Lombardia.
Il triste evento è passato alla storia con il nome di ‘Disastro di Seveso‘: prende il nome dal comune brianzolo maggiormente colpito dalla nube tossica, qualificato come ‘zona A’, quasi interamente contaminata dalla massiccia quantità di diossina. Il materiale altamente velenoso non lasciò scampo ad animali da cortile, animali domestici, nonché alle coltivazioni. Ma cerchiamo di scoprire di più su questo anniversario da ricordare, perché non si verifichino più disastri ambientali come quello di Seveso.
La nube che inondò Seveso e parte della Brianza
Erano le ore 12:37 del 10 luglio 1976, quando i cittadini di Seveso e della Bassa Brianza accusavano un forte bruciore agli occhi e al contempo una strana nube scura visibile nel cielo si spostava verso Sud. La causa di questo strano fenomeno fu presto scoperta: un reattore dello stabilimento ICMESA con sede a Meda, a pochi chilometri da Milano, liberava nell’atmosfera un ingente quantità di diossina.
Pare che un anomalo surriscaldamento della temperatura all’interno dell’impianto, abbia fatto esplodere il reattore deputato alla produzione di triclorofenolo, trasformandolo in pericolosa diossina e rilasciandolo nell’atmosfera. Si ricorda che l’azienda ICMESA – presunta responsabile del disastro – nacque trent’anni prima ed era un leader nella produzione di diserbanti, pesticidi, nonché di prodotti cosmetici fra cui anche profumi.
Nei giorni a seguire dalla micidiale contaminazione, perirono diversi animali da compagnia, nonché gli animali da cortile come polli e maiali, per non parlare del raccolto che andò interamente distrutto. I bambini cominciavano ad accusare i sintomi di un forte eritema derivante dall’esposizione al cloro, con estese macchie rosse e doloranti. Sette giorni dopo la disastrosa fuoriuscita di sostanza tossica, i sindaci dei comuni colpiti invitavano i cittadini a lasciare le proprie case per trasferirsi momentaneamente negli alberghi dell’hinterland milanese. Fu un momento di tristezza nonché di grave disagio, perché tante persone si videro da un momento all’altro costrette a lasciare i propri effetti personali.
Le conseguenze del disastro
Il disastro di Seveso ha provocato ingenti danni ambientali, per l’inquinamento di diversi ettari di territorio, ma anche un notevole disagio psicologico a tutte le persone che vissero quei momenti drammatici. Stando a quanto è emerso dai documenti storici, le persone che venivano trasferite provvisoriamente negli alberghi lombardi erano spesso vittime di discriminazione e del pregiudizio.
Lo stress psicologico ha dato luogo all’insorgenza di ansia in diverse persone, nonché di disturbi cardiovascolari come l’ipertensione; a dimostrazione che il disastro portò con se degli strascichi invalidanti. La nube di Seveso ha acceso i riflettori su una più attenta gestione degli impianti industriali, affinché danni del genere non si verificassero mai più.




