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Zalensky a Putin: sediamoci e trattare. Ma il vertice va preparato, non annunciato

Mosca minaccia anche l’Italia (“in caso di altre sanzioni ci saranno conseguenze”), alimentando la vulgata secondo la quale, nei fatti, sia già in atto una terza guerra mondiale di caratura commerciale

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Mentre Joe Biden e Xi Jinping impiegano due ore di colloqui per certificare ancora una volta uno stallo persistente tra Washington e Pechino (non solo sulla crisi ucraina), il presidente Volodymyr Zelensky fa un passo avanti e chiede apertamente colloqui a Vladimir Putin.

Guerra mondiale commerciale

Più affari con la Cina, annuncia il ministro degli esteri Sergei Lavrov, proprio mentre Mosca minaccia anche l’Italia (“in caso di altre sanzioni ci saranno conseguenze”), alimentando la vulgata secondo la quale, nei fatti, sia già in atto una terza guerra mondiale di caratura finanziaria. La ricalibratura di alleanze e rotte commerciali non è più solo un’ipotesi, bensì un fatto compiuto e va trattato come tale, sia dalle diplomazie, che dai maggiori players di tutti gli stati.

Flop

Proprio la diplomazia è interessata da due fattori. Il flop del videomeeting tra Biden e Xi da un lato e l’annuncio di un possibile incontro Zelensky-Putin dall’altro che meritano qualche riflessione. Washington e Pechino dovrebbero mostrarsi più maturi, perché il casus belli lo richiede: mettere da parte le ataviche diatribe e concentrarsi sulla risoluzione del conflitto in Ucraina. Non è questo il momento di schermaglie su Via della Seta e Taiwan, visto che nel frattempo aumentano le vittime sul terreno ucraino, al pari delle tensioni e delle conseguenze geopolitiche che impattano su famiglie e imprese.

L’incontro

Su quali basi è stato annunciato da Kiev il possibile vertice tra i capi di Ucraina e Russia? E soprattutto dove e come dovrebbe tenersi? Oltre al titolo ad effetto manca praticamente tutto il resto. I famosi 15 punti annunciati nei giorni scorsi possono essere un inizio di dialogo solo nella misura in cui i due contendenti sono disposti ad accettarne almeno il 50% e poi, magari, negoziare al ribasso o al rialzo il resto. Ma se non c’è un comune punto di partenza, allora tutto si riduce a propaganda, come l’one man show putiniano di ieri, quando il leader del Cremlino non ha fatto mezzo passo indietro.

(LEGGI ANCHE: Chi è lo spettatore speciale dell’one man show di Putin allo stadio)

Più di qualcuno, nel frattempo, si interroga sulla tenuta della campagna russa, con il tempo che giocherebbe a favore della resistenza ucraina foraggiata da mezzi e armi occidentali, a fronte di un impiego russo che sta mostrando tutti i propri limiti.

@L_Argomento

(Foto: Cremlin on Flickr)

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