Vaticano: processo Becciu, si rischia annullamento

Vaticano: processo Becciu, si rischia annullamento

Il processo per reati finanziari in Vaticano rischia di essere annullato, prova regina non agli atti

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Vaticano: processo Becciu, si rischia annullamento
Il processo per reati finanziari in Vaticano rischia di essere annullato. Sulla seconda udienza del procedimento che muove dallo scandalo del palazzo di Londra e che coinvolge il cardinale Giovanni Angelo Becciu, aleggia già il rischio di dover ripartire da zero.

Agli atti manca la prova regina, il lungo interrogatorio in video che monsignor Alberto Perlasca, responsabile dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato fino al 2019, ha reso al procuratore aggiunto Alessandro Diddi, in assenza del suo avvocato.

Perlasca è stato sentito per due volte come imputato e, dopo questa la testimonianza, per altre tre volte come persona informata dei fatti, scomparendo di fatto dall’elenco degli imputati. In mezzo, c’è stata la revoca dell’avvocato.

Ora il promotore di giustizia chiede la restituzione degli atti, che comporterebbe ripartire anche con gli interrogatori. La richiesta è sorprendente e muove, ufficialmente, da una motivazione ‘garantista’ nei confronti di chi lamentava di non aver avuto un interrogatorio davanti alla corte di giustizia. Il pm Diddi esprime il “dovere di venire incontro a questa esigenza: abbiamo sempre agito e vogliamo testimoniarlo pubblicamente, interpretando le norme come momento di tutela dei diritti della difesa”, afferma in aula.

Del lungo colloquio di Perlasca esiste una registrazione video che nessuna delle difese degli imputati ha potuto vedere e un verbale che è un ‘riassunto’ in cui mancano molte parti, incluse le domande.

Nessuno quindi può accedere alla prova chiave e il procuratore aggiunto non ha ancora messo a disposizione i video per tutelare la privacy di Perlasca e delle persone citate da lui.

Se si dovesse decidere di ripartire, quell’interrogatorio non farebbe più parte del processo. Il presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, scioglierà la riserva nella nuova udienza fissata alle 9.30 di domani.

La richiesta del pm è accolta dalla parte civile (Santa Sede, Apsa e Ior) ma viene reputata irricevibile da tutti i legali degli imputati, che minacciano la stasi processuale nel caso in cui non avranno accesso a tutte le prove che ritengono necessarie, compreso l’interrogario di Perlasca.

Diddi punta il dito soprattutto con la stampa: “Ci sono stati attacchi molto violenti a questo ufficio e al tribunale, perché secondo alcuni ci sarebbe già una sentenza di condanna scritta”, accusa. “Sento che qualcuno vaneggia di prove false, non ho capito quali potrebbero essere.

Credo che il processo stia nascendo con una montatura di polemiche fuori dalle righe. Con franchezza vi chiedo: diteci quali sono le prove false che inconsapevolmente avremmo acquisito – tuona -. Se ci sono prove false sulla base delle quali stiamo fondando un processo io dico che non ce lo possiamo permettere. Sospendiamo qualunque questione di carattere procedurale”.
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