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Economia

Usa (inflazione) e Cina (Covid), la tempesta perfetta che spaventa l’Europa

Scenario catastrofico: stiamo assistendo ad una produzione che diminuisce contemporaneamente all’aumento dei costi

Quali saranno le conseguenze nel vecchio continente non solo della guerra in Ucraina, ma della possibile recessione negli Stati Uniti e dei nuovi casi Covid in Cina? Punto di partenza l’impennata record dell’inflazione che dovrebbe condurre ad una risposta pesante da parte della Federal Reserve, di cui i riverberi si avranno sia nelle politiche della Bce che nelle conseguenze per imprese e lavoratori europei. Stiamo assistendo ad una produzione che diminuisce, contemporaneamente all’aumento esponenziale dei costi.

Depositi

L’economia Usa guarda al rischio-recessione nei prossimi 12 mesi con più possibilità rispetto a tre mesi fa. Esiste anche la possibilità che i depositi bancari potrebbero diminuire: sarebbe la prima volta dalla seconda guerra mondiale. Il motivo è da ritrovare negli aumenti dei tassi da parte della Fed. Inoltre alcuni analisti hanno ridotto le loro aspettative sui livelli di deposito presso le banche più grandi, con la possibilità di un calo del 6% tra le maggiori istituzioni che compongono il benchmark KBW Nasdaq Bank Index, ovvero circa la metà delle banche.

Trend nefasto

Meno prodotti, costi che salgono e inflazione alle stelle: ecco il trend nefasto per imprese e cittadini che non si sa quanto potranno resistere. Lo shock è dato da una domanda che cresce anche perché disattesa, con settori come il food, l’energia e i metalli che impattano sulle catene economiche mondiali. L’aumento dei tassi di interesse si somma al rischio di interruzione dell’approvvigionamento dalla Cina dovuto ai nuovi contagi da Covid che avranno un peso specifico non indifferente su sistema globale.

Business & guerra

Molte aziende americane inoltre non hanno ancora lasciato il mercato russo, mentre altre provano a guadagnare tempo, al netto delle nuove sanzioni. Chiudere tour court significa cambiare programmi di investimenti e, probabilmente, tagliare posti di lavoro. L’ultima uscita è quella del colosso dei chip Intel, che era presente in una struttura di ricerca e sviluppo vicino a Mosca. Aveva già interrotto tutte le spedizioni verso Russia e Bielorussia il 3 marzo scorso, ma da venerdì scorso la parentesi si è definitivamente chiusa. Al momento il divieto di investimenti non è chiaro per molte aziende americane che continuano a gestire fabbriche e altre strutture in Russia.

@L_Argomento

(Foto: dollaro on Flickr)

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