Un welfare declinato al futuro, così ripartirà il Paese

Un welfare declinato al futuro, così ripartirà il Paese

Shahir Barzegar, Presidente di Azienda Italia, chiede al governo Draghi un impegno concreto per un welfare famigliare

Tempo di lettura stimato 3 minuti

Un welfare declinato al futuro, così ripartirà il Paese.
La pandemia finirà. I vaccini funzioneranno, quando finalmente li avremo potuti fare tutti.

E sarà allora il momento per tornare a ragionare di futuro, premesso che sin da oggi sentiamo di avere il dovere morale di guardare al domani con speranza.

Lo dico pensando al motto di Pietro Barilla, un imprenditore che ha sempre scommesso sul giorno dopo, mettendo il cuore sempre oltre l’ostacolo.

“Tutto è fatto per il futuro”, ripeteva. Tutto è fatto per il futuro, in natura.

Non così in politica, dove troppo spesso si ragiona con i soli schemi del passato, incastrati in un eterno presente. Gli italiani hanno smesso di fare figli, a forza di non fare più nulla per il futuro. Abbiamo la media più bassa d’Europa: 1,27 figli per famiglia.

Nell’ultimo anno il saldo tra nuovi nati e deceduti vede la popolazione diminuita di 116.000 cittadini. Se il trend dovesse rimanere tale, gli italiani entreranno tra qualche decennio “in via di estinzione”.

Le cause sono state dibattute fin troppe volte: il welfare è sbilanciato sulle fasce più mature: 204 miliardi di pensioni l’anno a circa 17,8 milioni di beneficiari. Bene i loro diritti, meglio se si trovano le coperture per puntare sul futuro.

L’assistenza sanitaria e le prestazioni socio-culturali sono gratuite per quindici milioni di anziani, ed è una garanzia per tutti che abbiano una qualità della vita più che dignitosa. Ma rimangono scoperte le fasce più giovani. Il congedo retribuito per la maternità va bene se hai un contratto di dipendente; se sei una lavoratrice autonoma, una professionista, una commerciante, una imprenditrice, con la nascita di un bambino sei bloccata, impossibilitata a lavorare per qualche mese: si moltiplicano le spese e si azzerano gli introiti. Non si fanno bambini finché si è scoraggiati a farli.

Il Governo Draghi ha l’obiettivo di portare avanti una riforma fiscale molto ampia e di conseguenza riformare la giungla dei bonus, degli assegni, dei crediti d’imposta. Il tempo delle chiacchiere è finito e siamo davanti al miglior esecutivo per mettere a terra le questioni di cui parliamo.

E se lo Stato vuole ricominciare a pensare al futuro, deve invertire il flusso del welfare.

Risolvere il conflitto tra chi ha di più e chi ha di meno, tra giovani e meno giovani. Partendo con i più giovani, per rispondere alle esigenze concrete: garantire alle giovani coppie una casa, dare a tutti i bambini il diritto ad un pediatra, all’asilo nido.

Ripristinare il progetto di un assegno per i figli che permetta a tutte le coppie di averne, immettendo una ingente quantità di denaro liquido nel sistema. Da giovane padre, so cosa vuol dire avere dei figli che hanno esigenze nuove in continuazione; i nostri figli sono spesso poco protetti a livello sanitario (non tutti possono essere curati come dovrebbero); a livello socio-culturale (cresce ancora il tasso di abbandono scolastico); a livello di educazione civica digitale, non ne parliamo neanche.

Abbiamo reso la Dad obbligatoria in un Paese in cui uno studente su 12 non possiede la connessione in casa, e un bambino su quattro non ha un proprio computer o tablet. Bisogna ripartire da lì: garantendo a tutti il diritto alla connessione, con una rete educational dedicata e un device per tutti coloro che ne sono vincolati e sprovvisti.

E lavorare sulla prossimità, sul recupero della correlazione umana. Welfare e qualità della vita vanno a braccetto: investire sulle prossime generazioni, in termini di cura dei cittadini di oggi e di quelli di domani, è certamente il miglior investimento che il decisore pubblico possa fare.

Un welfare declinato al futuro, così ripartirà il Paese.

TAGS