Trapanigate, la Procura intercetta i giornalisti

Trapanigate, la Procura intercetta i giornalisti

Sette giornalisti ascoltati in segreto. Protesta la Fnsi. La ministra Cartabia chiede chiarimenti

Tempo di lettura stimato 3 minuti

Trapanigate, la Procura intercetta i giornalisti
Il fatto è gravissimo. Affacciato sul Mediterraneo c’è uno Stato che ha intercettato, senza che nessun giudice li abbia mai indagati, almeno sette giornalisti. Messo sotto ascolto le conversazioni, trascritto e verbalizzato i loro spostamenti, i loro contatti di lavoro.

Spiato dei professionisti dell’informazione in quanto giornalisti indipendenti. L’Italia – che ospita con i reporter minacciati nel mondo un grande Festival del Giornalismo ogni anno a Perugia, e promuove decine di convegni sulla libertà di stampa – dovrebbe protestare, sì. Ma il problema è che questo Stato è proprio l’Italia.

La Procura di Trapani nel 2017 ha registrato e trascritto le conversazioni di Nancy Porsia, freelance, Fausto Biloslavo del Giornale, Nello Scavo di Avvenire, Claudia Di Pasquale di Report, Francesca Mannocchi de L’Espresso, Sergio Scandurra di Radio Radicale e Antonio Massari del Fatto.

Li accomuna il fatto di aver seguito per le loro testate gli avvenimenti in Libia e le vicende dei migranti. Dal telefono di Nancy Porsia gli inquirenti hanno raccolto in 22 pagine una serie di conversazioni professionali e private, tra cui quella con l’avvocata Alessandra Ballerini, consulente legale della famiglia Regeni.

La Ministra Cartabia, al corrente da venerdì scorso, ha chiesto “chiarimenti”. Il sindacato dei giornalisti, la Fnsi, insieme all’Ordine hanno scritto al Presidente della Repubblica chiedendo un interessamento diretto di Sergio Mattarella, che presiede il Csm. “È la più grave violazione della libertà di stampa dei giornalisti verifiata negli ultimi anni”, sottoscrivono i rappresentanti della categoria. L’Italia, al 41mo posto secondo Reporter Sans frontières per la libertà di stampa, si prepara ad arretrare ulteriormente. I contorni del caso sono ancora opachi.

Rimane da capire chi e perché ha disposto l’ascolto e la trascrizione delle telefonate di lavoro di giornalisti impegnati in Libia: tutto si è svolto al di fuori della legge, che vieta le intercettazioni non penalmente rilevanti e l’utilizzo dei brogliacci per l’attività di indagine.

Il segretario Fnsi Raffaele Lorusso ha indetto per oggi alle 17.30 una manifestazione digitale, durante la quale parleranno alcuni dei giornalisti interessati. “Non ci basta sapere che le intercettazioni verranno distrutte, come ora dice il Procuratore di Trapani. Il problema è a monte, è capire perché in Italia, in questi anni, vengono intercettati dei giornalisti non indagati, per il solo fatto di svolgere il loro lavoro. Ne va della dignità della persona, giornalisti o meno. È inaccettabile e segnaliamo alle istituzioni che qui viene violato in un colpo solo l’art.21 della Costituzione, la legge sulla stampa, la legge sulle intercettazioni. Tutto largamente disatteso”. Parole che rincara Carlo Verna, presidente dell’OdG. “L’inchiesta di Trapani lede i principi fondamentali della libertà”.

Sono intanto 23 i deputati del Pd, capitanati da Verini, che firmano una interrogazione urgente. Parlano di “fatto molto grave” Sandro Ruotolo (Gruppo Misto), Tommaso Cerno (Pd), Primo Di Nicola (Movimento 5 Stelle) che presentano una loro interrogazione alla Ministra della Giustizia. E a proposito di pattugliamento costiero, anche il senatore Gregorio De Falco, ex M5S ora al Misto, da ufficiale della Capitaneria di porto, preannuncia una sua iniziativa.

I giornalisti intercettati stanno raccogliendo i documenti e aspettano una parola puntuale dalle istituzioni. Francesca Mannocchi, da anni impegnata nel racconto puntuale e autentico del mondo che sta dietro al traffico di uomini, è stata intercettata vanamente: della sua attività parla L’Espresso.

Da noi sentita ieri, non nasconde il turbamento: “Ma non ho ancora tutte le carte”, precisa. Nello Scavo è esplicito: “Occuparsi della Libia, e di cosa succede sulla rotta Italia-Libia, è come toccare i fili scoperti. Io sono veramente deluso.

Speravo che nell’inchiesta della Procura di Trapani non ci fosse questo strascico sui giornalisti, una vicenda che è rappresentativa di una stagione politica”. Nancy Porsia affida a Twitter un sospetto, considerando che l’uscita dei brogliacci è coincidente con le nomine dei nuovi comandanti della guardia costiera libica, tra i quali un nome per lei famigliare, uno degli interlocutori che ricorre nelle intercettazioni dei giornalisti: “Tra i non indagati in quei brogliacci c’è il colonnello Reda Essa che due giorni fa è diventato comandante della Guardia Costiera libica.

Coincidenza o messaggio subliminale ai tavoli negoziali Italia-Libia?”.

Rimangono aperti tutti gli interrogativi. Non si evince chi e perché abbia autorizzato l’abuso di cui parliamo; non sappiamo se esistono altri casi di giornalisti “sotto osservazione”.Trapanigate, la Procura intercetta i giornalisti 

Shortlink: https://bit.ly/3cQUD2H

TAGS